È arrivato Alain Delon.

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Il 4 luglio di undici anni fa, l’Italia di Marcello Lippi strappava l’accesso alla finale di Berlino battendo la nazionale tedesca a Dortmund. Molto tempo dopo, invece (era il 2 luglio dello scorso anno), gli Azzurri, di nuovo in campo contro die Mannschaft, inciamparono nei quarti, sulla strada verso Parigi. Giornalisti e tifosi si scatenarono sui social, pro o contro il povero Graziano Pellè, coautore, insieme allo juventino Zaza, di una stranissima eliminazione ai rigori. 
Ecco cosa accadde.
 
I rigori. Questi impostori (quando si perde). Seduzione e sedizione, sfida di occhi, simulazione di stati d’animo, abilità, lotteria. (…) Francesco De Gregori li ha cantati nella «Leva calcistica della classe ‘68», schierandosi dalla parte di Nino (e, dunque, immagino, degli Zaza e dei Pellè, degli Schweinteiger e dei Muller di turno): non abbiate «paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia».
I rigori a fine partita. I più crudeli. I più bastardi. Perché, se non nella cadenza della roulette russa che li raffigura, non ci sarà dopo, non ci sarà appello. Fino alla fine: ma poi, la fine. Il 9 luglio celebreremo il decennale del muro di Berlino e del titolo che da quelle pietre gloriosamente penzola. Pareggiammo con la Francia e poi, dal dischetto, li azzeccammi tutti. Nell’ordine: Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero, Grosso. La traversa di Trezeguet segnò il confine. Di qua, il delirio. Di là, il silenzio.
Gli allenamenti servono poco, per preparare le tombole «extra». La tensione, la fatica, il logorio, gli acciacchi non si inventano, non si ricreano, non si trasportano. Bonucci l’ha realizzato durante e fallito dopo. Zico, in Francia-Brasile dei Mondiali 1986, fece il contrario: lo sbagliò in partita e lo trasformò nella serie. Non esistono ricette sicure, universali.
Ho visto errori che voi umani, da Platini a Maradona, da Baggio a Messi. Nella finale del 1984, Falcao non se la sentì: e il Liverpool si portò a casa la coppa dei Campioni. Pure Matthaeus esitò nella finale tra Argentina e Germania dei Mondiali ‘90. Brehme capì al volo e andò lui. Per questo, non condanno né la pitorresca haka di Zaza né l’infantile mimica di Pellè, prologhi di rigori calciati male. Con strazio e con paura, ma calciati. Alla goffaggine e alla provocazione privilegio il coraggio.
 
(Corriere.it: Viky Varga, la modella ungherese fidanzata di Pellè è in tribuna inquadrata dalle telecamere di Sky. Dopo l’eliminazione ai rigori degli azzurri, dal suo labiale si intuisce che dice: “Lo sapevo“)
A una certa età ti convinci che, di un grande amore, ciò che può veramente durare nel tempo è la volontà di fare il tifo l’uno per l’altro e sapere che al mondo c’è qualcuno che qualunque cosa accada sarà sempre dalla tua parte.
Personalmente la trovo un’evoluzione molto bella e molto adulta.
Certo ha i suoi lati negativi, per esempio non sei più autorizzato a fare cose molto liberatorie come dire in diretta tv “Lo sapevo, è un cog**one” a proposito del tuo compagno.
 
“Siamo usciti a testa alta” is the new “Non me l’ha data ma abbiamo passato una bellissima serata”.
 
Il sindaco del mio paese ha affittato il maxischermo per le partite fino a metà luglio, distraendo fondi per la costruzione della scuola elementare. Adesso lo schermo verrà usato per vedere Forum e Teche Teche Te tutto il giorno, eliminando così la piaga sociale degli anziani in giro per il paese.
 
Il tricolore che abbiamo esposto sul balcone è appartenuto a mio nonno ed è molto vecchio e a suo modo prezioso. Abbiamo dovuto metterlo al contrario perché su un lato c’è scritto “Churchill suca!
(Alessandro Clemente)
 
Graziano Pellè, per quanto ne capisca io, ha fatto due grandi partite, le ultime – e una molto buona, la prima – ben superiori al livello che gli veniva accreditato. Ha fatto reparto da solo, ha lottato su ogni pallone, ha permesso alla squadra di rifiatare e salire, ha segnato due gol nei tempi di recupero, facili, ma era lì, dopo più di 90 minuti di culo a capanna. e gli avversari si chiamavano Belgio, Spagna, Germania. Tutta gente che, alla vigilia, ci avrebbe dovuto fare a pezzi. e chi se lo aspettava. poi fa una cazzata. E diventa l’ultima delle merde. Bipolarismo da social.
 
Pellè, caricato dall’ambiente e dai media al punto di pensare d’essere Pellé, ha combinato il pasticcio che si è visto, ossia non ha sbagliato semplicemente un rigore come poi Bonucci, Darmian e molti tedeschi. Succede, per carità: lui si è inventato una buffonata al contrario delle prodezze di Buffon. E con essa siamo andati a casa, come nel 2008 quando la Spagna eliminò l’Italia di Donadoni sempre ai rigori prima di vincere il primo titolo europeo. Per Donadoni Ct non ci furono rimpianti commossi. Eppure ha dimostrato poi di valerli tutti. Per Conte c’è da dire che come tecnico è una rarità, un motivatore senza precedenti: ha trasformato un’Italia modesta in Campionati modesti in una squadra di club che ha fatto il massimo, rigori esclusi. Le ha dato un’identità, e le squadre sono come le persone, ne hanno bisogno. Poi si può pensare il peggio di Conte (anche se assolto nel penale e vezzeggiato nel giudizio sportivo) se riferito all’ambiente delle scommesse e di un calcio italiano spaventoso, e magari scriverlo come è accaduto a me…. Ma è discorso da tenere separato dalla sua bravura di allenatore. Un caso molto italiano, di talento “ombreggiato”.

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