Ciao, Brasile.

Zico: “Quel Brasile aveva una squadra fantastica, conosciuta in tutto il mondo e, ovunque andiamo, la gente ci ricorda per la squadra dell’82. Se avessimo vinto quella partita, il calcio probabilmente sarebbe stato differente. Invece, abbiamo cominciato a mettere le basi per un calcio nel quale bisogna conseguire il risultato a qualsiasi costo, un calcio fondato sulla distruzione del gioco avversario e sul fallo sistematico. Quella sconfitta del Brasile non è stata un bene per il mondo del calcio. Quel giorno, anche se avessimo segnato cinque gol, l’Italia ne avrebbe fatti sei perché trovavano sempre un modo per capitalizzare i nostri errori”.

Paolo Rossi: “Zico, naturalmente, si lancia in un paradosso e non penso che a quella vittoria si possa attribuire un peso così grande. È vero, invece, che da allora il loro approccio è cambiato, è diventato più guardingo, si sono europeizzati. Anche perché tanti brasiliani hanno conosciuto i campionati del nostro continente. Eppure, vederli giocare è sempre uno spettacolo. Pur evolvendosi, il loro calcio è rimasto lo specchio di un paese dove lo spettacolo resta importante”.

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