Correva l’anno 1982.

   Screenshot 2017-07-15 18.28.30
“Correva l’anno 1982.
Riccardo Fogli vinceva Sanremo con Storie di tutti i giorni.
Monicelli veniva premiato con l’Orso d’argento per Il marchese del Grillo.
Supercar debuttava in televisione.
Io avevo 12 anni ed un grande immenso amore: Paolo Rossi.
Bello, magro, occhi scuri, capelli neri, accento toscano.
Altro che Cabrini, Paolo Rossi era per me il vero ed unico sex simbol del calcio mondiale, lui e Falcão, alla pari! (…)
Meo amor Paolo Rossi non riesce ancora a dare il meglio si sé.
Non è lui, lo vedo, lo sento e io non posso fare nulla per aiutarlo.
Io e la mia inutilità iniziamo a manifestare una certa insofferenza che sfoghiamo brutalmente su un barattolo di Nutella formato famiglia, che dopo pane e salame è la morte sua e pure del fegato.
Le cose devono cambiare, penso, altrimenti quello mi va in depressione, non esce più di casa e io non lo conoscerò mai.
Una tragedia!
Fortunatamente, le cose cambiano.
05/07 arriva la sfida più sentita.
Quella con il Brasile di Zico, Falcão, Cerezo…
Quella con quel Brasile che quando tocca il pallone ti aspetti che da un momento all’altro l’arbitro interrompa il gioco urlando: “allora ragazzì, lo passamo o no sto pallone all’altra squadra?? È pure una questione di educazione…e annamo!”.
L’Italia è obbligata a vincere, mentre al Brasile basta un pareggio.
Con questa piccolissima, direi irrisoria, responsabilità, inizia la sfida più avvincente di tutto il Mondiale.
Nemmeno il tempo di sedermi che al 5′ minuto di gioco i Santi, da me tanto invocati, decidono di fermarsi a vedere la partita, tanto già che c’erano.
Li faccio accomodare, quando ecco che Cabrini passa al centro una palla per Rossi che la infila dentro di testa.
Goooool!
Lo sapevo, lo sapevo!
Inizio un improbabile balletto di fronte ad una madre ed una sorella attonite.
I Santi, schifati, si alzano esclamando “a tutto c’è limite”.
Il gatto, mio fedele compagno di vita, inizia a fissarmi a distanza, indeciso se abbandonare il tetto coniugale o restare, conservando per sempre negli occhi le indegne immagini.
Mi risiedo, compostamente, quand’ecco che arriva il pareggio di Cristoquantoseialto Socrates che riapre la partita.
Non se po’ mai sta tranquilli!
Ma al 25′ accade l’impensabile: Cerezo, colto da una botta di demenza senile anticipata, fa un passaggio laterale a palla bassa, parallelo all’area di rigore, e lì, astuto e veloce come una faina e uno struzzo messi insieme, c’è ancora Lui, che non è pronome personale, è proprio Lui, che ruba il pallone al difensore e va diritto in porta.
Si- può- fareeeee!!
Si va al riposo con l’Italia in vantaggio per 2 reti a 1.
Siiii, cosìiiii!
Questa è l’Italia che voglio.
Combattiva…che non si abbassa di fronte a nessuno…che non si lascia condiziona… un momento un momento… c’è Falcão in area, sovrapposizione con Junior, finta e Guardaquestochesestaainventá Falcão tira una pezza di collo sinistro che lo Zio Bergomi devia leggermente, in vaghezza, fischiettando. Nessuno se ne accorge, tranne Zoff che lo inizia ad insultare in friulano antico “Brut…” ed è di nuovo pareggio!
La beffa.
Richiamo tutti a rapporto: madre, sorella, Santi e il gatto, che nel frattempo aveva preparato le valigie.
Salgo in piedi sul letto.
Mi sento come Eva Peron mentre esorta la sua gente dal balcone: “Dobbiamo essere tutti coesi e concentrati. Il momento è difficile, ma sento che c’è la possiamo fare”.
E infatti ce la facciamo.
Al 75′ Brunetto Dajeroma Conti tira il primo calcio d’angolo della partita, qualcuno la sfiora di testa, non ce se capisce niente, palla al centro per Rossi che tira al volo e segna la sua prima tripletta!!!
Siamo in semifinale.
Sia-mo-in-se-mi-fi-na-le.
La mia gioia è talmente incontenibile che inizio a baciare il di lui poster senza rendermene conto.
In campo tutti corrono ad abbracciarlo.
Lo abbraccio anche io, cioè abbraccio il muro, ma in quell’abbraccio c’è dentro tutto l’amore che una ragazza di 12 anni prova per il suo fidanzato.
Si perché, dimenticavo di dirvi, nel frattempo io e il di lui poster ci eravamo fidanzati.
Nulla di trascendentale, una cerimonia semplice per pochi intimi: io e il gatto”.
(Barbara Ciacci, tratto da “Figumaniac storie che si attaccano al cuore“, Ultra Sport)
Annunci

Un pensiero riguardo “Correva l’anno 1982.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...