Baggio Baggio.

C’è un giocatore, uno solo, che è rimasto nel cuore di tutti e che tutti noi abbiamo amato per almeno quindici anni. Un giocatore finito nelle canzoni di Lucio Dalla e Cesare Cremonini. Un giocatore immenso, il più grande talento del calcio azzurro.

Qui, una parte dell’intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera.

Di lei hanno detto che è stato l’ultimo grande giocatore italiano, nel senso che ha unito un Paese. Quello che ovunque andava, l’applaudivano. O non la fischiavano. Perché, secondo lei?
Mi fa piacere. Credo perché, consapevolmente o meno, ho sempre cercato di far divertire la gente. Che forse ha sentito questo.
E che cos’era, a divertire la gente?
Il mio modo semplice di giocare.
Semplice per lei, forse.
Allora anche la semplicità del modo di essere. Di comportarmi. Non mi sono mai sentito diverso da tutti quelli che mi venivano a vedere: forse quella è stata la mia forza.
Oltre alla purezza del gesto tecnico, magari?
Sì, qualche volta forse sì.
Si è mai interrogato su cosa vuol dire nascere con un talento così?
Sì, ma penso anche che il talento abbia bisogno di determinazione, coraggio e sacrificio. Il mio è stato frutto dei milioni di ore di calcio giocato per strada. Dove impari di tutto.
Ma può non bastare. Nella sua autobiografia lei racconta di avere sognato spesso il rigore di Pasadena, finale Mondiale 1994 contro il Brasile. E in sogno la palla entrava. Le capita ancora?
Mi capita di ripensarci.
E aggiungeva che prima o poi avrebbe trovato il senso di quell’errore, come lei ricorda “l’unico rigore della mia vita che abbia tirato alto, gli altri che ho sbagliato me li hanno parati i portieri”. Sono passati 23 anni: l’ha trovato, quel senso?
No, non ancora.
Ma ripensarci fa meno male, a distanza?
No, è lo stessa amarezza del 1994. Non è diminuita. Non passerà mai, penso.
E perché, nonostante quel finale, resta un ricordo bello?
Perché il percorso fu denso di significato: per la fatica, le difficoltà e per il carattere e le determinazione con cui ne siamo usciti. Rivivere quei momenti è bello. Non avrei mai pensato che un giorno la gente avrebbe voluto indossare quello che noi indossavamo allora. Vuol dire che forse ho lasciato qualcosa di bello e di profondo. Anche se…
Anche se?
Anche se è il Mondiale del 1990 quello in cui mi sentivo di poter fare qualsiasi cosa.

“La Nazionale italiana Under 21 può vantare nel suo palmarès 5 campionati europei, 3 Giochi del Mediterraneo e 28 nuovi Roberto Baggio“.
(Unfair Play)

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