Se sei un uomo davvero, giochi.

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Il 26 luglio, Andrea Fortunato, avrebbe compito 46 anni, quindi, arrivo con due giorni di ritardo. E, un po’, mi sento in colpa. Perché, per i motivi che Boniperti e Romagnoli spiegano alla perfezione, la sua morte fu un duro colpo per tutti noi.

“Si continua a giocare, ma è come essere a quindici minuti dalla fine, sotto di 3-0. Chi crede ancora nel pareggio, fa un atto di fede. Ma è in quel quarto d’ora disperato e spesso inutile che si distingue un giocatore vero. Andrea Fortunato ha giocato alla grande, forse ha creduto davvero nella rimonta (…) L’ha fatto in quel quarto d’ora vigliacco in cui la partita è già un ricordo e la vita un’ipotesi. Ma se sei un uomo davvero, giochi”.
(Gabriele Romagnoli)

(Nella foto, la sua unica presenza in azzurro: il 22 settembre 1993, a Tallinn, contro l’Estonia)

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