Non sarà una Ventura.

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Un Paese con 50 milioni di commissari tecnici, e sulla panchina dell’Italia ci finisce Ventura. Se non è sfiga questa“.
(Matteo Grandi)

Arriva anche il momento di Israele, non proprio una squadra materasso ma, di certo, l’avversario migliore per cercare di capire se l’Italia sia ancora in piedi, per capire se la battuta di Emanuele Santi, che dà il titolo a questo post e che fotografa l’umore di quasi tutti i tifosi azzurri, sarà profetica o meno. “Quanto ha pesato psicologicamente la corrida del Bernabeu? Quante certezze di un gruppo di via di costruzione ha minato? Se Ventura è finito nell’occhio del ciclone della stampa, gli azzurri (specie i veterani) sono ancora convinti e allineati?”, si chiede la Gazzetta dello Sport. Lo capiremo da Reggio Emilia? Può darsi. Io resto convinto del buon lavoro di questo ct (non il migliore possibile, ma il migliore tra i disponibili un anno fa, nonostante il mio tifo per Walter Zenga) e anche del fatto che eviteremo l’apocalisse evocata dal presidente Tavecchio. Su un fatto, però, vorrei attirare la vostra attenzione: la decisione della FIGC di sollecitare la FIFA affinchè si ripensino i criteri di qualificazione: “Ho parlato con Infantino“, ha detto Tavecchio. “Non è possibile non tenere conto di quattro titoli mondiali: così si va contro la Storia. La FIFA lavorerà su questo argomento a breve“. Al di là del prossimo allargamento della fase finale a tutte le nazionali del globo e anche a due lune di Giove (“evoluzione” Mondiale voluta dallo stesso Infantino), non so quanto sia utile evitare di prendere coscienza delle difficoltà azzurre, spostando i riflettori sulla Storia del calcio. Certo, un Mondiale senza la nostra nazionale sarebbe monco ma, in questo caso, ci perderemmo Russia 2018 solo per demeriti nostri, di certo non per colpa del regolamento.

Comunque sia, io questa sera eviterò di guardare Italia-Israele, proprio come ho fatto sabato. Un po’ perché, per problemi logistici, sono stato costretto a rinunciare a entrambe le partite, un po’ perché, oltre a un passato con un nonno che preferiva Tricella a Baresi, ho un presente e un futuro con tre figlie che amano l’inno di Mameli con le squadre schierate prima della partita, ma che detestano tutto ciò che viene dopo il fischio d’inizio. Sia che il sottoscritto sia in viaggio per seguire la nazionale, sia che tenti (con risultati trascurabili) di seguire gli azzurri in tv.

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