Fuori i “Gemelli”.

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“(Mancio da calciatore era fortissimo, ma non il più forte) quando era leader della Sampdoria, ma non riusciva neppure a farsi convocare in Nazionale. Ci sono aneddoti e leggende. Si racconta di Arrigo Sacchi che avrebbe trombato sia lui sia Vialli con il consenso di alcuni giocatori importanti come Maldini e Costacurta. Si dice di un referendum fatto da Arrigo al suo arrivo a Coverciano: “Li volete ancora questi due in squadra?”. No. Però non è stato soltanto Sacchi. Anche con Azeglio Vicini, Roberto non ha avuto spazio. Qualche partita all’Europeo 1988 in Germania, poi più niente. A Italia ’90 fu convocato, non giocò un minuto. Al commissario tecnico, qualche anno dopo, ha dato dell’incompetente e del “cieco” (“Nella partita che ci costò la finale, quella contro l’Argentina, sarebbe bastato mettere Vierchowod su Maradona. Lo avrebbe annullato e tutto sarebbe cambiato. Lo avrebbe visto anche un cieco: ma, purtoppo, non Vicini”). Ha anche detto di essere convinto di non aver giocato perché poco protetto: “Probabilmente, il mio torto, come il torto di Vialli o il torto di Vierchowod era solo quello di giocare nella Sampdoria e non in una società politicamente più forte. E Vicini, si sa, non è mai stato un cuor di leone“.
(Beppe Di Corrado, Il Foglio)

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