I Non-Azzurri: Beccalossi, il “trombettiere”.

L’avrei ammazzato, Bearzot. Poi, l’ho capito: se mi convocava, l’opinione pubblica avrebbe spinto perché giocassi titolare. Il ct aveva il suo gruppo, non poteva permettersi altri casini, poi io non ero proprio il suo tipo di giocatore. E sono talmente sfigato che tutti sanno come andò a finire: l’Italia vinse il Mundial e io, che non vedevo l’ora di dirgliene quattro, a Bearzot, zitto e a casa“.
La presentazione di Spillo Altobelli, suo compagno nell’Inter, è perfetta: “Beccalossi è stato uno dei più grandi numeri 10 italiani. Sapeva essere contemporaneamente goleador e assistman. Avrebbe meritato di venire al Mundial dell’82 ma Antognoni aveva fatto Argentina ’78 e, per il gioco di Bearzot, era più lineare. Evaristo aveva più colpi“.
La stagione ’81/’82 fu la migliore per Beccalossi (“In quel periodo giocavo da Dio, stavo bene, incendiavo le folle“), fantasista ventiseienne dell’Inter, spinto da tifosi e stampa sportiva per un posto in Nazionale. Nacque una grande polemica a distanza con Bearzot, che mantenne il punto fino alla fine, privando il talentuoso nerazzurro della soddisfazione di un Mondiale. Qualcuno insinuò che non piacesse a Bearzot per la sua tendenza a ingrassare e perchè troppo indolente. Alcuni tifosi si misero anche a raccogliere firme per una petizione da inviare alla Federcalcio, altri minacciarono addirittura sit-in di protesta e scioperi della fame (“Dalla Federazione mi mandavano a dire di non fare polemiche, che sarei stato convocato. Ma così non fu“). La tensione generò anche un episodio tanto famoso quanto spiacevole: a Villa Pamphili, prima della partenza per la Spagna, una ragazza, tifosa di Beccalossi, insultò Enzo Bearzot. Si chiamava Anna, aveva vent’anni. Urlò: “Bastardo! Scimmione!“. Il ct reagì con uno schiaffo: “Come ti permetti? Potrei essere tuo padre!”. All’aeroporto, la ragazza lo raggiunse in lacrime, si scusò e si fece fotografare con Bearzot (che disse: “Io accetto tutte le critiche ma non le offese”). Nel 2009, il Vecio spiegò per l’ennesima volta di aver voluto insistere sulla “squadra costruita nel ’78, tra l’altro uscita imbattuta dall’Europeo del 1980”, eppure non sono pochi i tifosi nerazzurri ancora convinti di aver assistito a un sacrilegio, con l’esclusione di Evaristo Beccalossi dai ventidue per il Mundial spagnolo. Ma il protagonista di quel caso, oggi, sembra molto più tranquillo: “Non porto rancore a Bearzot che fece, con i ragazzi, un’impresa memorabile. Ma siccome non tutto il male viene per nuocere io fui, nel periodo dei Mondiali, ingaggiato come commentatore da Telemontecarlo. Così, mi cuccai venti giorni a Montecarlo, bell’albergo e bellissimo viavai. Immaginai, in quei momenti, i miei compagni che faticavano al sole e mi dissi che non bisogna pensare a quello che manca ma a quello che si ha. E io, in quel momento, avevo molto”. C’è da chiedersi se abbia anche tifato per gli azzurri, nonostante la delusione. “Sono sincero, non ricordo niente“, conclude Beccalossi. “Ero provato. Durante una partita il telecronista mi sussurrò, fuori onda: “Ogni tanto devi dire qualcosa, sennò che stai a fare qui?”.
Come per Pruzzo, è inevitabile domandarsi che Nazionale sarebbe stata, con questo campione in squadra. Ma Bearzot aveva ragione: “Contano i risultati“. E lui, con un Mondiale in tasca, avrà ragione per sempre.
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