La rivoluzione di Gigi Meroni.

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(Foto: Gigi Meroni ai Mondiali ’66 in Inghilterra, tra Rivera e Bulgarelli)

Capita che gli incroci del destino (ammesso che esista) facciano strani scherzi agli esseri umani. Capita che il derby di Torino (domani) si giochi a poche settimane dal cinquantesimo anniversario della morte di Gigi Meroni (15 ottobre 1967). Capita anche che la Nazionale torni a Torino, proprio nello stadio Olimpico Grande Torino (Italia-Macedonia, 6 ottobre). Viene da domandarsi se Lega e FIGC abbiano cercato di rendere omaggio alla farfalla granata o se, davvero, sia tutto merito del destino (ammesso che esista).


Troppo Azzurro ricorda il numero 7 granata con le parole di Giorgio Porrà, uno abituato a raccontare lo sport volando tra le parole. Attitudine, purtroppo, poco diffusa, nel ristretto mondo del calcio.


“Meroni, giocatore che, per le sue caratteristiche, per la sua capacità di andare via in dribbling, per le sue accelerazioni, sarebbe stato un giocatore perfetto, per questo Torino, anche se avrebbe litigato spesso con Mihajlovich, vista tutta la libertà che Gigi si portava appresso, sia in campo che fuori. Cosa è stato Meroni? È stato tantissimo. Il fatto che siamo ancora qui a ragionare su di lui significa che ha lasciato un segno profondo, non solo nel calcio italiano, ma anche nel costume italiano. Questo bisogna spiegare alle nuove generazioni, anche se è un po’ difficile capire, vista l’evoluzione dei tempi, cioè che un giocatore possa lasciare un segno così profondo nella storia del Paese. Ma è stato così perchè lui ha vissuto in un periodo un po’ particolare, dal ’62 al ’67, cioè dalla morte di Marilyn Monroe alla fine di Che Guevara, che è stato un periodo nel mondo nel quale c’è stata un’accelerazione prepotente in tutti i settori. E Meroni, in Italia, è stato uno dei simboli di questo cambiamento. Lui era ossessionato dalla bellezza, innanzitutto, la inseguiva ovunque, la inseguiva sul campo, la inseguiva nelle sue passioni: lui dipingeva, disegnava vestiti, gli piaceva andare in giro con la Balilla… la storia della gallina al guinzaglio non si è mai capito se fosse una leggenda, però contribuisce certamente a costruirgli addosso un’epica più amplificata, Ma, soprattutto, era un’ala rivoluzionaria, qualcosa di mai visto prima, con un fisico solo apparentemente fragile, queste gambe sghembe e magroline eppure aveva dei fondamentali da funambolo sudamericano. Meroni è stato importante dal punto di vista tecnico, ma lo è stato anche per aiutare la categoria a emanciparsi, per aiutare anche le nuove generazioni, i ragazzi di quel periodo a rivendicare i propri diritti. Lui rivendicava soprattutto una cosa: il diritto di pensare, molto in anticipo sui tempi, e questo pensiero cercava di imporlo con il suo (per i tempi) clamoroso anticonformismo: quella faccia disordinata da poeta, i capelli lunghi, i baffi… poi, naturalmente, sul campo faceva la differenza. È importante ricordare che, esattamente sette giorni dopo la morte di Meroni, il 22 ottobre, si giocò un derby di Toirino surreale, pieno di dolore, dove accadde qualcosa di mistico, diciamo pure “soprannaturale”, perchè, al posto di Meroni, giocò un ragazzino preso dal Fanfulla, Alberto Carelli, che aveva giocato pochissimo in prima squadra, si poteva parlare di un debutto assoluto dal primo minuto. Ma quel ragazzino lì, a un certo punto, andò a fare gol e tutti, allo stadio, ebbero l’assoluta certezza che quel gol non fosse stato segnato da un giocatore, ma dalla maglia numero 7, dallo spirito di Gigi Meroni“.

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