L’Apocalisse russa? La svalutazione del brand Italia.

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In attesa di disputare il playoff di novembre contro la Svezia, l’Italia vive ancora con la spada di Damocle della possibile “Apocalisse” (copyright Tavecchio) di una mancata qualificazione ai Mondiali 2018. Come spiega Marco Bellinazzo su Goal Economy, però, “la Nazionale italiana deve fare i conti anche con il bilancio federale, di cui rappresenta il principale asset“. Non essere presenti in Russia determinerebbe, infatti, ingenti danni d’immagine oltre che mancati incassi immediati. Da qui, l’Apocalisse.
Bellinazzo sottolinea come il montepremi di Russia 2018 dovrebbe essere incrementato di circa il 20% rispetto a quello dei Mondiali brasiliani, quando toccò quota 576 milioni di dollari, di cui 100 destinati alle assicurazioni per i giocatori e 70 come pagamenti ai club i cui calciatori erano impegnati nella fase finale della rassegna.
In Russia, ognuna delle 32 finaliste dovrebbe ricevere una preparation fee di 2 milioni di dollari, mentre le 16 eliminate nella fase a gironi intascheranno comunque 10 milioni di dollari ciascuna. Passare i gironi e avviarsi verso la finale garantirà altri “gettoni” e le finaliste si spartiranno 90 milioni di dollari, 50 alla vincitrice e 40 alla seconda classificata (contro i 60 -divisi 35 e 25- di Brasile 2014). Ipotizzando per l’Italia un onorevole cammino fino ai quarti di finale (dopo le estromissioni ai gironi degli ultimi due Mondiali) potremmo quindi preventivare un incasso sui 25 milioni. Non proprio un assegno da disdegnare.
Ma un apocalittico mancato viaggio in Russia -spiega ancora Bellinazzo- provocherebbe a catena una svalutazione del brand Italia, con effetti non quantificabili con precisione ma certamente pesanti sul piano delle entrate da sponsor e televisioni. Gli introiti commerciali della Figc ammontano a poco meno di 45 milioni (budget 2016). La Federazione ha siglato nel 2014 un contratto quadriennale con Infront e il Gruppo 24 Ore che fino al 2018 sono advisor commerciali della Figc. Il contratto prevede un minimo garantito di 57 milioni per l’intero periodo, dunque 14,25 milioni di euro annui di introiti assicurati a prescindere dai risultati della nazionale. A queste cifre si aggiungono i 18,7 milioni annui dell’accordo con Puma fino al 2022 per quanto riguarda lo sponsor tecnico e, come evidenziato dal Report Calcio 2016, i contratti con altri 13 sponsor. Puma, oltre al corrispettivo fisso, riconosce delle royalties legate alla partecipazione della Nazionale A ad eventi speciali come accaduto per il Campionato Europeo in Francia. L’obiettivo dichiarato dal dg della Figc Michele Uva era quello di raggiungere i 70 milioni di ricavi commerciali. È evidente, però, che la mancata qualificazione a Russia 2018 non solo renderebbe irraggiungibile questo obiettivo, ma avrebbe un effetto depressivo sui contratti da stipulare con gli sponsor dopo il 2018 per il quadriennio che porta a Qatar 2022.
Altre conseguenze negative scaturirebbero, infine, dai contratti tv: gli Azzurri garantiscono una media di 12 milioni di spettatori e oltre per le gare di cartello (e i playoff, chiaramente, lo sono), e uno zoccolo duro di circa 8 milioni. Per questo, la Rai paga alla Figc circa 25 milioni di euro di diritti televisivi. Una spesa difficilmente giustificabile, in futuro, per una Nazionale fuori dal Mondiale. “Un’eventualità, quindi  –conclude Bellinazzo- che “conviene” assolutamente scongiurare”.
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