Ricordo ancora i pali di legno.

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Lo “Zio” Bergomi, giovanissimo campione del Mondo nell’Italia Mundial di Enzo Bearzot (e attuale “compagno” di Fabio Caressa nelle telecronache Sky), ha parlato anche di Nazionale, nel corso di una chiacchierata con Casa Baggio.

Capitolo Nazionale: Lipsia croce e delizia del suo glorioso percorso azzurro… Ero andato a giocare i Campionati Europei juniores e son dovuto tornare a casa in conseguenza della morte di mio padre. Lì, sono tornato il 14 aprile 1982, quando Bearzot mi fece esordire in Nazionale maggiore nel corso del secondo tempo al posto di Marangon. Ricordo ancora i pali di legno di quegli stadi che ci videro protagonisti di alcune amichevoli prima della fortunata spedizione di Spagna ’82“.

36 anni dopo il trionfo “Mundial” la F.I.G.C. vive tempi oscuri… Attualmente, noi, nonostante la mancata qualificazione ai Mondiali, non siamo messi così male come vogliamo far credere. Abbiamo giovani forti che stanno maturando bene anche nei vivai. Proprio da questi bisogna ripartire curandoli e avendo il coraggio di investire nei nostri campioni in erba soprattutto italiani piuttosto che stranieri. Abbiamo talenti che, a partire dai nati nel 2004, hanno doti spiccate e meritevoli di fiducia. Crediamoci! Così come dobbiamo investire ciecamente in Pellegrini, Belotti e Chiesa che hanno infiniti margini di miglioramento e saranno loro a riportare in alto la Nazionale“.

Un sottile endorsement a Tommasi? Ciò che è primario capire è se possiamo scindere l’aspetto sportivo da quello istituzionale. Credo che Tavecchio abbia fatto un ottimo lavoro perché ha sostenuto la candidatura di Čeferin come presidente Uefa, mettendo così l’Italia in una buona posizione ed ha creduto per primo, e aggiungo giustamente, nel Var. Inoltre aveva in programma la riduzione dei campionati e delle squadre. Certo è che per far ripartire bene il sistema credo che ognuna delle società di Serie A dovrebbe togliersi qualcosa per darlo alle altre in modo da riequilibrare un po’ il tutto. Perché, pur essendo troppe 20 squadre in A, è un’utopia pensare di riuscire a mettere d’accordo più di 15 di queste e quindi riformare lo statuto. Rivoluzionare un sistema così avvitato su se stesso è molto difficile“.

Chi vedrebbe bene sulla panchina azzurra? In questo momento l’opinione pubblica spinge, secondo me erroneamente, per un allenatore “top” tipo Ancelotti, Mancini, Allegri o Conte. Ma se ci guardiamo intorno nessuna delle grandi nazionali ne ha uno, penso soprattuto alla Germania, Campione del Mondo uscente, che ha Löw in panchina da 12 anni. L’Italia, salvo rari casi quasi mai fortunati, ha sempre avuto allenatori federali. Chi viene ad allenare la Nazionale ha bisogno di piena fiducia e di molto tempo per lavorare bene. Inoltre deve essere visceralmente legato ai colori azzurri, alla bandiera. Io investirei in Francesco Guidolin oppure nella conferma di Gigi Di Biagio che ben conosce il meccanismo azzurro“.

Da Campione del Mondo in campo nel 1982 fino al trionfo tedesco del 2006 da telecronista… È stata un’esperienza splendida. Abbiamo seguito i ragazzi passo, passo ed è come se fosse stata un po’ una vittoria anche nostra. Ricordo ancora quelle frasi storiche che poi sono entrate nel cuore di ogni italiano e anche nel mio. Soprattuto la partita con la Germania ancora la sogno per la sua eticità e per la compostezza e signorilità che hanno avuto i tedeschi. I Mondiali del 2006 hanno poi segnato la mia felice carriera da telecronista“.

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