Il capitano non si tocca

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Marco Materazzi ha da poco parlato con The Guardian dello spirito che permise agli azzurri di sollevare la coppa più preziosa, nella notte di Berlino:

Ci sono diversi motivi che ci hanno portato alla vittoria nel 2006, ma c’è un aspetto principale del nostro trionfo che è assolutamente fondamentale: in Germania, abbiamo combattuto l’uno per l’altro, eravamo una squadra unita. L’unità del gruppo è il segreto. La squadra deve essere unita. Questo è più importante di ogni singola abilità sportiva. È fondamentale per tutti essere concentrati sull’obiettivo, ovvero vincere la Coppa del Mondo, e nel 2006 lo eravamo. Eravamo anche un gruppo di amici, più che un semplice gruppo di calciatori, e questo ci ha aiutato enormemente. Siamo sempre stati più forti di qualsiasi ostacolo. Per due anni siamo andati avanti insieme, sempre lo stesso gruppo di giocatori. Ci siamo conosciuti così bene, durante gli allenamenti e durante le partite, come giocatori ma anche a livello umano. Insieme ci siamo sentiti fortissimi. Eravamo fiduciosi di poter realizzare questo grande sogno. I giocatori e gli allenatori che vogliono vincere la Coppa del Mondo, a mio parere, devono conoscere una regola a memoria: quelli che non giocano sono più importanti di quelli che invece scendono in campo. Ogni giorno è fondamentale che tutti si sentano coinvolti, anche quelli che non faranno parte della formazione iniziale nella partita seguente. Questo significa essere una squadra. (…) Non ci sono mai stati problemi, tutti erano pronti a vendere la propria anima per la maglia quando necessario, non importava se si fosse protagonista o meno. E con “tutti”, intendo davvero tutti. Questo tipo di spirito permette a una squadra di diventare più forte. Nell’estate del 2006, c’è stato il famoso scandalo di Calciopoli. L’intera opinione pubblica e tutta la stampa volevano vedere escluso Fabio Cannavaro per questo motivo. Cannavaro era il nostro capitano e il capitano è intoccabile, così lo difendemmo, lo rispettammo e ne uscimmo più forti”.

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