Più che dimettermi cosa dovevo fare?

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Qualche giorno fa, l’ex presidente FIGC Carlo Tavecchio, il “mostro” additato da stampa, critica e tifoseria come grande colpevole della deriva nazionale, ha analizzato il momento del pallone azzurro: “Il calcio italiano -ha detto- è meglio di quanto pensino la stampa e l’opinione pubblica: abbiamo quattro squadre in Champions League, questo significa l’ingresso di più di 100 milioni di euro. Inoltre, siamo stati i primi ad utilizzare il Var che è stata la mossa più importante della mia legislatura e abbiamo anche creato centri di formazione federali che stanno evolvendo. Poi, il materiale umano è quello che è: tutti vogliamo che crescano campioni“. Forse, un tantino troppo entusiasta, ma non dice cose assurde. Passiamo al “suo” ct e a i maledetti playoff di novembre: “Scegliemmo Ventura, ma il panorama non offriva molto di più: c’erano disponibili lui, De Biasi e Montella. Nelle prime nove partite, conquistammo sette vittorie e due pareggi. Poi, sono arrivate partite inspiegabili, siamo stati anche sfortunati nel ranking, avendo incontrato la Spagna dopo aver perso l’amichevole in Belgio. Ventura aveva il compito di portare l’Italia ai Mondiali, la formazione non l’ho fatta di certo io. Il direttore dell’orchestra, quando suona male, poi deve risponderne. (…) Speravamo di battere la Svezia, ma c’è stata un po’ di sfortuna perché con un tiro in porta abbiamo perso 1-0 e non abbiamo avuto la forza di ribaltare il risultato, ma non potevo scendere in campo a calciare i rigori o i corner“. Non sono tra i fucilatori di Tavecchio, ma lo scaricabarile è sempre uno sport detestabile, soprattutto quando a farlo è qualcuno (fino a poco fa) così in alto. Anche perchè, dice, lui avrebbe sempre fatto il massimo: “Mi sono preso le mie responsabilità ed ho lasciato la Federazione con una grossa liquidità ed una situazione perfetta. Quando andai in Consiglio Federale a proporre Ventura, c’erano 21 persone e nessuno disse di no, per cui più che dimettermi cosa dovevo fare?“. Le “alternative” a Ventura:Ci fosse stato Mancini non so se l’Italia ora sarebbe ai Mondiali, ma Mancini all’epoca non era disponibile, altrimenti avrei intavolato un discorso. (…) Feci di tutto per avere Conte perché Ancelotti non rientra nei parametri economici della Nazionale italiana. Conte non disse “no”, ma necessitava di un trattamento particolare e lo sapevano tutti: se fossi rimasto avrei insistito molto“. Lo spogliatoio: il presidente conta o no? “Balotelli in Nazionale non è una novità, due anni fa chiesi di farlo rientrare. Ero e resto tifoso di Balotelli. Se era lo spogliatoio a non volerlo? Bravo, ma lo ha detto lei non io“.

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