“Francescoooooooo Totti Totti Totti Totti Totti Totti Totti Totti Totti”

Screenshot 2018-07-09 15.42.55.png


La partita è già finita
Totti contro Schwarzer
Francescoooooooo
Totti Totti Totti Totti Totti Totti Totti Totti Totti
Totti!
Uno a zero di precisione e potenza
è andato deciso ha battezzato l’angolo
non c’è stato nulla da fare tirato benissimo
cinquanta minuti sul cronometro cinquanta minuti sul cronometro non facciamoci ammonire
è finita è finita!


Il 9 luglio di dodici anni fa, gli azzurri di Marcello Lippi vinsero, contro tutto e contro tutti, la loro quarta Coppa del Mondo. Devo proprio scegliere un’immagine, un volto, per raccontare un pezzo di storia recente del nostro calcio? Va bene, prendo Francesco Totti e parto dal pomeriggio di quell’orrendo 19 febbraio, quando le porte del Mondiale, per il capitano giallorosso, sembrarono chiudersi in modo definitivo. Nessuno pensava che Totti, meno di cinque mesi dopo, sarebbe stato sul prato dello Stadio Olimpico di Berlino per sollevare la Coppa, non dopo la brutta entrata dell’empolese Vanigli. Frattura del perone sinistro. Beh, addio Germania. Invece, Francesco Totti e Marcello Lippi dimostrarono da subito una fede incrollabile. “Ti aspetto -disse il ct- rimettiti in piedi e ti porto con me in Germania“. Da lì, la rincorsa di Totti, capace di dimezzare i tempi del recupero lavorando giorno e notte: fisioterapia, dieta, una “macchina da guerra“, come l’ha definito qualcuno, con un solo obiettivo: il Mondiale. Il numero 10 della Roma, forse al 50% del suo potenziale, salì sull’aereo della Nazionale e contribuì in modo decisivo alla conquista del titolo. La svolta? L’ottavo di finale contro l’Australia, a Kaiserslautern. Totti rilevò Del Piero al 29′ della ripresa. Poco o nulla, come il resto della squadra, fino all’enorme responsabilità del rigore a tempo scaduto: quando l’arbitro Cantalejo assegnò la massima punizione, molti azzurri girarono al largo da un pallone che pesava come un macigno. Totti disse: “Datelo a me, ci penso io“. Gol, qualificazione e il famoso “Francescoooooooo Totti Totti Totti Totti Totti Totti Totti Totti Totti” di Caressa, che ci spedì ai quarti. L’Italia, pur non convincendo, scavalcò anche l’Ucraina, volando a Dortmund. Una buona gara, fino allo splendido passaggio per Giardino (poi, palla a Del Piero per lo 0-2), e azzurri in finale, 12 anni dopo Pasadena. La Gazzetta dello Sport, a proposito della serata berlinese, scrisse che Totti “è arrivato a pezzi alla finale, si è visto, ma non si poteva pretendere di più“. Anche perchè Lippi gli chiese sacrificio, contro i francesi, e lui eseguì il compito con l’umiltà e l’abnegazione di un comprimario qualsiasi.


Totti scelse di rimanere alla Roma, rinunciando all’ambizione di vincere tutto. È vero, rinunciò anche alla Nazionale, dopo la spedizione tedesca, ma quel trionfo rimarrà per sempre il coronamento di una carriera dedicata a due sole maglie.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...