“Con Sacchi, sarei andato al Mondiale”

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Stefano Olivari, in un recente pezzo sul Guerin Sportivo, racconta i “grandi esclusi” azzurri degli ultimi Mondiali vinti, Spagna 1982 e Germania 2006. Qui, vorrei concentrarmi sul Mundial di Paolo Rossi e sulla delusione di uno dei 18 che non ebbero la fortuna di partire per Vigo con la squadra: Edi Bivi.
La lista ufficiale dei preconvocati di Bearzot -scrive Olivari- era di 40 elementi, con i 22 che però erano ben chiari nella testa del commissario tecnico già mesi prima del torneo in Spagna. Nonostante le campagne mediatiche anche martellanti, di solito dettate dal marketing editoriale locale, la linea di Bearzot fu quella di effettuare gli ultimi tagli soltanto in base agli infortuni e a scadimenti di forma gravi”. Gli infortunati eccellenti erano due: Giancarlo Antognoni (in seguito allo scontro con Martina) e Roberto Bettega, azzoppato in Coppa dei Campioni contro l’Anderlecht. Il numero 10 viola riuscì a recuperare, l’attaccante della Juventus no e Bearzot lo rimpiazzò con Franco Selvaggi. Il ct decise di convocare “come portieri Zoff, Bordon e Galli lasciando a casa Castellini e Tancredi. In difesa Gentile, Cabrini, Scirea, Franco Baresi, Collovati, Bergomi e Vierchowod, escludendo (parliamo sempre del listone dei 40) Tassotti, Giuseppe Baresi, Contratto e Marangon. A centrocampo in Spagna Antognoni, Massaro, Tardelli, Oriali, Marini e Dossena, a casa Zaccarelli, Pecci, Di Bartolomei, Colomba, Marchetti e Beccalossi. In attacco, dove c’era l’unico reale dubbio, i convocati furono Causio, Conti, Graziani, Paolo Rossi, Altobelli e Selvaggi, che entrò quindi al posto di Bettega, escluso insieme a Marocchino, Mauro, Bivi, Bagni e Pruzzo“.

Edi Bivi, dicevamo. L’attaccante del Catanzaro prese parte al pre-ritiro della Nazionale, ma rimase a casa. “È andata male per me, -dice oggi Bivi- perchè ripenso spesso a quello che poi è successo negli anni successivi con l’arrivo di Arrigo Sacchi, che faceva gli stage con 40/50 giocatori. In quell’anno, parlo della stagione 1981/82, per me parlavano i fatti: avevo 21 anni ed ero vice-capocannoniere in Serie A. Quindi, probabilmente, se ci fosse stato Sacchi sarei andato al Mondiale, magari senza giocare ma comunque ci sarei andato. Invece, in quel periodo c’era Bearzot, che era un pò conservatore. Erano gli anni in cui si convocava solo il giocatore di un certo livello. Facemmo il ritiro a Converciano, eravamo una quarantina e tra questi furono scelti i 22 che andarono in Spagna. Quello che mi è dispiaciuto è che, al posto mio, chiamarono Selvaggi, che giocava nel Torino e quell’anno aveva realizzato solo 6 gol. Fece tutto il Mondiale in tribuna ma, quando si vince un campionato del Mondo, vince tutta la squadra, anche quei giocatori che non scendono mai in campo. Sicuramente, la partecipazione ad un Mondiale avrebbe cambiato il corso della mia carriera“.


È curioso notare come, per motivi diversi, Enzo Bearzot decise di escludere i cannonieri della stagione che condusse alla Coppa del Mondo: Pruzzo (Roma, 15 gol), Bivi (Catanzaro, 12) e Claudio Pellegrini (Napoli, 11) non ebbero mai l’opportunità di entrare nella storia del calcio italiano.

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