Picchio, ricordati che non si può sbagliare

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(Immagine: Picchio De Sisti, accosciato, secondo da sinistra, accanto ad Anastasi)


Il 10 giugno del 1968, allo Stadio Olimpico di Roma, Italia e Jugoslavia scendono in campo per la seconda volta in due giorni: dopo l’1-1 della prima Euro finale (con reti di Domenghini e Džajić), le due Nazionale sono costrette alla tanto temuta ripetizione. Questa volta, però, non c’è partita: il ct Valcareggi sostituisce cinque Azzurri su undici e la freschezza dei nuovi ha la meglio sui brasiliani d’Europa, grazie ai gol di Riva e Anastasi (2-0). Tra gli eroi di casa, il romano della Fiorentina Giancarlo Picchio De Sisti, che, in questa bella intervista di Federico Baranello per Gli Eroi del Calcio, racconta le emozioni dell’anno che cambiò il mondo e la gioia per una coppa vinta nel suo Olimpico.


E qui arriva (…) la mia occasione. Una tappa fondamentale per me e la mia carriera. Il sogno di ogni bambino, quello di arrivare a vestire la maglia della Nazionale in una finale. Eravamo in ritiro nel centro di Pugilato di Fiuggi. In quei giorni avevo captato qualcosa, avevo avuto delle sensazioni. A volte un allenatore nei giorni che precedono le gare può guardarti in maniera particolare, può dire delle parole che interpretandole ti fanno capire che ci sta pensando. Infatti mi chiamò il giorno prima della gara:
 
Valcareggi: Te la senti di giocare domani?
De Sisti: Certo che me la sento Mister, sono pronto!
Valcareggi: Ricordati che non si può sbagliare…
De Sisti: Ce la metterò tutta, farò del mio meglio!
 
Ero felicissimo…
 

(…) I festeggiamenti furono improvvisati, e per questo ancora più belli, una gioia popolare immensa. Vennero fatte una specie di torce con i giornali e ne risultò uno spettacolo incredibile. Una fiaccolata che avvolse lo stadio Olimpico. Sensazioni ed emozioni uniche. Sono stato tra i fortunati, perché ho avuto la possibilità di giocare la ripetizione della finale che ha regalato la vittoria di un Europeo. Era la mia terza partita con la maglia Azzurra. Mi prendo i miei meriti ma non dimentico tutti quei calciatori che ci sono stati prima, quelli che mi hanno preceduto e che hanno reso possibile il successo. Mi prendo i miei meriti certo, ma devo riconoscere che quelli che mi hanno preceduto mi hanno permesso di arrivare al sogno… lode a loro”.


-Ecco, in conclusione, Canà?
-In conclusione… picchio De Sisti.
Picchio De Sisti si è espresso in modo molto favorevole nei confronti della sua squadra.
No, questa volta è lei che non ha afferreto. Io picchio De Sisti e lo dichiaro a tutta Italia. Io picchio De Sisti e gli spezzo pure la noce del capocollo! Chiaro?

(“L’allenatore nel pallone”)


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