Per Darwin e Freud, Bearzot c’era sempre

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Non c’è niente da fare: quando Darwin Pastorin scrive, il cuore batte più forte. Soprattutto se racconta la Nazionale a modo suo, se ci parla del Vecio, come in questo splendido pezzo per HuffPost Italia:


Davvero una squadra magnifica. E quell’allenatore indimenticabile: Enzo Bearzot, il Vecio di “Azzurro tenebra” di Arpino.

Diventammo amici nel 1977. A quel tempo ero corrisponde da Torino del settimanale “Guerin Sportivo”. Una rivista magistralmente diretta da Italo Cucci, con copertine da urlo, il calcio internazionale, inchieste e interviste esclusive. Cucci e Bearzot, in quelle stagioni, erano ai ferri corti. Il Vecio non avevo gradito alcune critiche dure e aspre, e decise, così, di non parlare mai più con un giornalista del Guerino.
L’Italia venne, prima di una partita, in ritiro a Villa Sassi, dalle mie parti. Cucci mi telefonò: “Voglio un’intervista con Enzo Bearzot. Lunga, ricca di cose non dette…” “Direttore, Bearzot non parla con noi…”, “Vuoi fare questo mestiere? Portami l’intervista!”. Clic!
Avevo ventuno anni e il giornalismo era la mia vita, la mia passione, la mia vocazione. Telefonai a Villa Sassi e chiesi di Bearzot. Dalla portineria mi dissero: “Aspetti un attimo, il signor Bearzot è qui… chi devo dire? Darwin Pastorin… Scusi, mister… C’è un certo… Un certo Darwin per lei…” Sentii il Vecio ridacchiare. E dire: “Io per Darwin e Freud ci sono sempre!
Al telefono, cambiò umore, mi disse di non volermi incontrare, poi davanti alla mia giovane età e al mio entusiasmo, cambiò idea: “Voglio vederti in faccia… E poi deciderò. Vieni, ti aspetto.”
Fu l’inizio di un’amicizia. Mi parlò di tutto, del suo amore per i classici greci e latini alla scoperta della poesia turca, del suo passato al Toro e dei brividi che provava ogni volta che si allenava al “Filadelfia”, il campo di capitan Valentino e degli altri Invincibili in maglia granata. E diventarono amici anche Cucci e Bearzot. Non ti dimenticherò mai, Vecio“.


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