“L’avrei ammazzato, Bearzot”

Beccalossi sì, Beccalossi no. Il grande tormentone dell’estate ’82 divise l’opinione pubblica italiana tra sostenitori del Beck e del Vecio, tra chi voleva che il magico mancino dell’Inter volasse al Mundial e chi si affidava alla saggezza di Bearzot. A centrocampo, in Spagna, ci andarono Antognoni, Massaro, Tardelli, Oriali, Marini e Dossena, ma il ct, nel listone di 40 preconvocati, aveva inserito (e, poi, lasciato a casa) anche Zaccarelli, Pecci, Di Bartolomei, Colomba, Marchetti e, appunto, Evaristo Beccalossi.


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L’avrei ammazzato, Bearzot. Poi l’ho capito: se mi convocava, l’opinione pubblica avrebbe spinto perché giocassi titolare. Il ct aveva il suo gruppo, non poteva permettersi altri casini, poi io non ero proprio il suo tipo di giocatore. E sono talmente sfigato che tutti sanno come andò a finire: l’Italia vinse il Mundial e io, che non vedevo l’ora di dirgliene quattro, a Bearzot, zitto e a casa“.
(Evaristo Beccalossi)


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Il Beck faceva certi numeri… Con lui, tra Brescia e Inter, sono stati dieci anni splendidi. Beccalossi è stato uno dei più grandi numeri 10 italiani, sapeva essere contemporaneamente goleador e assistman. (…) Avrebbe meritato di venire al Mundial dell’82, ma Antognoni aveva fatto Argentina ’78 e per il gioco di Bearzot era più lineare. Evaristo aveva più colpi…“.
(Alessandro Altobelli)


 

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