Pizzaballa, il portiere “rarissimo”

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Lo sapete tutti: il nome di Pier Luigi Pizzaballa è legato alla storia (o “favola metropolitana“?) della sua “introvabile” figurina, quella della frase celebre: “Ti manca Pizzaballa“. Già, mancava sempre quella figurina. Solo quella. Lui era il numero uno dell’album Panini e dell’Atalanta (il suo grande amore), della Roma, del Verona, del Milan. Ha parato, ha subito, volava, era un trapezista e non solo. Il rischio era il suo pane, i portieri rischiano sempre tanto. Ha giocato fino a quarant’anni, perché i veri portieri più invecchiano e più sono bravi. Poi, però, è ridiventato famoso per la solita storia dell’album e della figurina introvabile come il Gronchi rosa, quando sono tornati a parlare di lui, regalandogli titoli come: “Vita da n.1, in figurina“. Ma non gli piacciono, perchè commenta: “Non sono stato soltanto una figurina“. Ha un ricordo strano di quel momento, di quella seconda ribalta: “Una sera, ho partecipato alla trasmissione “I soliti ignoti”, nella quale bisognava indovinare il mestiere o la particolarità del personaggio. Io interpretavo il mio ruolo dell’introvabile figurina, ma quando ho detto che ero di Bergamo e la concorrente ha visto le mie mani ha pensato che fossi un agricoltore coltivatore di patate“.


Il suo maestro è stato il grande Ceresoli. Gli ha insegnato a parare con la testa, con il cervello, la presa e l’uscita con i pugni. Con quel nome, quel “Pizzaballa”, diventa un portiere di serie A. Lui ride, quando ne parla: “Una volta, un giornalista me l’ha detto: “Guarda che con un nome così non vai lontano. Ma ti rendi conto: Pizzaballa. Fa anche un po’ ridere”. Perché dovevo cambiare? E poi come si faceva? Ce n’erano di portieri con i nomi lunghi. Uno si chiamava Liberalato e giocava nel Milan. Poi Anzolin, Albertosi non erano corti“. Ha giocato 275 partite in serie A e preso parte alla spedizione Azzurra al Mondiale inglese del 1966, senza però scendere in campo. La sua unica presenza in Nazionale risale al 18 giugno di quello stesso anno: a Milano, in un sabato pomeriggio, l’Italia di Edmondo Fabbri vinse contro l’Austria per 1-0 (con un gol del padrone di casa Tarcisio Burgnich). Pizzaballa aveva sostituito Enrico Albertosi all’inizio del secondo tempo. All’Azzurro, è legato il suo più grande rammarico: i Giochi di Tokyo ’64. La Nazionale Olimpica, qualificata, dovette rinunciare per via di un’intricata polemica riguardo al professionismo dei nostri giocatori. La FIGC ritirò la squadra e Pizzaballa perse una grande occasione.


Discutendo a ruota libera dei colleghi di ruolo, una volta confidò: “Il più grande portiere di tutti i tempi è stato sicuramente Jašin, un fenomeno tra i pali e una velocità incredibile di chiusura a terra anche se era altissimo. Diciamo che fargli gol era quasi impossibile. In Italia invece l’immenso Zoff, anche se quello che ho visto fare in allenamento ad Albertosi ce l’ho ancora negli occhi. Se avesse avuto un’altra testa sarebbe stato il più grande di tutti“.


 

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