Tanto c’è Tancredi

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Franco Tancredi? “Para in tutti i modi. Non è alto, ma salta come una molla. Palletta qualcuno lo chiama. Quando esce -scrive Luca Pelosi su Il Romanista, non ha paura di niente. Tutta Italia lo ammira. Tutta Italia lo vuole titolare della Nazionale ai Mondiali del Messico 1986, tranne Enzo Bearzot, che inspiegabilmente gli preferisce Giovanni Galli (qualcuno, nella capitale, maligna sui possibili suggerimenti dello juventino Zoff, ndr). Nils Liedholm una volta ha detto che la sua Roma poteva attaccare con tanti giocatori perché tutti pensavano di poterlo fare, “tanto in porta c’è Franco”. Tanto c’è Tancredi“.


La panchina messicana, però, non bastò a offuscare l’affetto che Tancredi provava per il suo ct, come dimostrano le dichiarazioni rilasciate alla morte del Vecio: “La notizia della morte di Bearzot mi ha addolorato. È un uomo a cui devo tantissimo. Ho fatto prima due anni con la Nazionale Olimpica -lui era il supervisore, l’allenatore era Cesare Maldini- e, poi, mi ha portato ai Mondiali: nella Nazionale maggiore mi ha fatto fare 12 presenze“.


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(Immagine: l’Olimpica impegnata a Los Angeles ’84)


L’ho sempre ammirato -proseguiva Tancredi- come tecnico e come uomo. Senza di lui, il calcio perde veramente tanto. Non era solo un grande selezionatore e un grande allenatore -non lo devo certo scoprire io, il Mondiale vinto in Spagna sta lì a dimostrarlo- ma era veramente una bella persona: mai sopra le righe, sincero, un uomo vero che le cose te le diceva in faccia». Come disse allo stesso Tancredi, spesso titolare nella fase premondiale, che il numero uno, in Messico, sarebbe stato Galli: “A me, è stato molto vicino. Al Mondiale, mi ha fatto capire che aveva grande stima di me, ma che c’erano delle gerarchie da rispettare: nonostante mi abbia lasciato un po’ in disparte in quella circostanza, io lo ringrazierò sempre“. Quella dell’86, era un’Italia in fase calante, che ebbe anche la sfortuna di incontrare la Francia campione d’Europa negli ottavi di finale: “Platini, Giresse, Tigana: quella squadra aveva il centrocampo più forte del mondo. Per l’Italia, era un Mondiale di transizione, un po’ come è avvenuto quest’anno alla Nazionale dopo il titolo vinto quattro anni fa (era la fine del 2010: purtroppo, la “transizione” dura ancora oggi, ndr). Molti di quelli dell’82 non c’erano più, quelli rimasti erano invecchiati e noi nuovi non riuscimmo a creare qualcosa di buono. I risultati non erano venuti, c’erano state molte critiche, non so se a torto o a ragione: Bearzot avrebbe potuto rispondere, alzare la voce, e ne aveva tutto il diritto perché era il ct campione del mondo, ma non disse mai niente perché era una persona squisita. Per questo ci tengo a ricordarlo come allenatore e soprattuto come uomo, una persona straordinaria sotto tutti i punti di vista, che non entrava mai in polemica con nessuno. Una persona rara nel mondo del calcio, allora come oggi. Persone come lui non ce ne sono più“.


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