Bocca: “Ventura? Una missione impossibile per rilanciarsi”

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Fabrizio Bocca, in un bel pezzo su Repubblica, analizza il ritorno in panchina dell’ex ct meno amato d’Italia, “protagonista della triste e famigerata esclusione della Nazionale agli ultimi Mondiali, dopo oltre 50 anni“.


Ventura non ci sta a chiudere una brillante e dignitosissima carriera da allenatore con la macchia dell’ignominia azzurra e cerca disperatamente un’altra occasione. È umano, né del resto abbiamo alcun diritto a infliggere l’esclusione e la dannazione eterna a chicchessia. Sempre di calcio stiamo parlando e l’eventualità di una grave sconfitta, sia pur tristissima, fa parte del gioco. A lui ma anche a noi è toccato e il conto non può pagarlo tutto il solo ct. È talmente determinato in questa sua scelta Gian Piero Ventura (…) da accettare una situazione quasi disperata. Da cui rischia di uscire ancor più malconcio di quanto già non lo sia adesso. Ma l’homo calcisticus questo è, e deve compulsivamente soddisfare il proprio orgoglio. Né a 70 anni si può pretendere che di treni ne passino quanti se ne voglia. Pur essendo stato un bravo allenatore Ventura con l’Italia, probabilmente, volle troppo e osò l’impossibile, venendone schiacciato. La Nazionale cercava un po’ di tranquillità e un po’ di stabilità e la scelta di Ventura -espressione classica dell’artigianato calcistico italiano- dettata anche dall’impossibilità di ingaggiare altri big che fossero Ancelotti o in quel momento Mancini stesso, apparì abbastanza scontata e naturale. Sufficiente almeno a superare l’ostacolo della qualificazione mondiale. Antonio Conte aveva lavorato bene, riscaldato un ambiente freddo e rassegnato, ma anche strizzato le ultime risorse della Nazionale come un limone, seducendola e abbandonandola poi non appena ricevette l’offerta giusta che potesse ridargli le stesse sensazioni (e anche molti più soldi) di quando allenava la Juve. Ventura ebbe il grande e colpevole difetto di apparire e mostrarsi per ciò che non era e cioè un allenatore, come si dice, “pane e salame”. E invece indugiò nei terreni infidi e scivolosi del gioco d’attacco, addirittura del 4-2-4. Un fake, un modulo fasullo e truccato, buono solo per stupire in tv, farsi fare i titoli sui giornali, e fingersi un improbabile guardiolista ante litteram. Solo l’umile catenaccio e il contropiede, dalla cui epoca storica veniva, avrebbero potuto salvarlo e farlo sopravvivere, ma se ne vergognò e ne pagò il prezzo. Finì come tutti sappiamo, incapaci di battere ed eliminare la Svezia che ai Mondiali andò al posto nostro. Ventura finì nel panico per la gestione di un gruppo pieno di bolsi senatori ancora in grado però di comandare e condizionare le sorti della Nazionale. La mancata utilizzazione di Lorenzino Insigne -oggi il migliore giocatore italiano- fu la dimostrazione dell’incapacità di costruire una nazionale con un senso e con uno scopo. Al di là della penuria di azzurri e della mancanza di giocatori, che oggi anche Mancini lamenta nel più classico dei copioni di chi prima accetta l’incarico e poi si duole dell’assenza di chi possa garantirgli e perpretrargli il posto, resta sempre la convinzione che la Svezia si potesse battere e ai Mondiali andarci noi. Ma non è andata così ed è ormai inutile rinvangare. La Nazionale è da tempo che non è più l’Eldorado per gli allenatori, altri come Donadoni e Prandelli ne sono stati stritolati e non hanno quasi mai più trovato occasioni e risultati all’altezza. Rientrato in pista con qualche intervista e qualche apparizione in tv dove ha dato la colpa all’isolamento e ai soliti complotti di palazzo -cosa non del tutto inventata visto ad esempio che pure Buffon se ne è andato offeso dopo aver bramato anche lui l’eternità tra i pali– Ventura cerca adesso il suo riscatto rischiando quel poco che gli è rimasto. Per guadagnarne poi una dignitosa uscita e una giusta pensione da bravo uomo di calcio“.


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(Fonte immagine: sito ufficiale A.C. ChievoVerona)


Auguriamo a Ventura di rimettersi in piedi: se riuscisse l’impresa di salvare il Chievo, forse (forse), potrà ritrovare un po’ di pace. La Svezia gli resterà per sempre dentro ma, se non altro, avrà modo di uscire a testa alta dal circo del calcio italiano.


 

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