Se Beppe Signori non fosse innocente

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(Dalla bacheca Facebook di Monia Bracciali)


Nel luglio del 2017, parlando ai microfoni di Radio Incontro Olympia, l’ex attaccante della Lazio e della Nazionale Beppe Signori sfogò tutta la sua amarezza: “C’è il rischio che il mio processo possa andare in prescrizione, sono passati sei anni. Io voglio questo processo, perché sono innocente. Se questo processo va in prescrizione sono rovinato, avrei perso dieci anni di vita sportiva e non solo. Io voglio la possibilità di difendermi. Rinuncia alla prescrizione? Io questa cosa la so, ma c’è il rischio di far arrabbiare qualcuno, perché fai ripartire la giostra. Questo potrebbe essere anche deleterio. Poi non si finisce più, non so quanto sia conveniente. Mi auguro che non si arrivi alla prescrizione. La procura di Cremona non era in grado di seguire il mio caso, e di conseguenza ora dovranno essere riformulati tutti i capi di accusa. Io chiedo solo di avere un processo finito, anche se dovessi venire condannato. Sono l’unico imputato su centotrenta che non è mai stato ascoltato dal pm Ormai ho aspettato sei anni…“.


Difficile sia commentare che comprendere fino in fondo i timori e le velate accuse di Signori. Ma andiamo avanti fino al 17 febbraio di quest’anno, quando il Corriere dello Sport si concentrò di nuovo sulla situazione di Signori (“Scandalo scommesse? Dopo sette anni aspetto ancora di parlare“): “(…) La mia vita è sempre stata contrassegnata da alti e bassi e va bene così, sennò sai che monotonia… (…) Il momento più bello della mia vita calcistica? Giocare un Mondiale. (…) I momenti più belli sono stati a Foggia, dove sono diventato importante, alla Lazio, dove mi sono consacrato, e a Bologna, dove sono rinato. Le scommesse? Sono in attesa di giudizio ma la cosa che mi lascia perplesso è che dopo sette anni deve ancora cominciare il processo. Mi auguro di difendermi perché non vorrei finisse tutto in prescrizione. Non voglio chiudere il tutto a tarallucci e vino. Ho preso l’ergastolo sportivo senza riuscire nemmeno a parlare. Sono stato radiato senza processo, è questa la cosa che fa più male. (…) L’atteggiamento della gente adesso è cambiato dopo l’uscita della notizia sette anni fa. La gente mi ha dimostrato grande affetto e stima. Io sono stato qui, in silenzio e aspetto ancora una chiamata“.


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(Immagine: Signori corre ad abbracciare Baggio dopo il 2-1 alla Spagna, a USA ’94)


Chiunque fosse abbastanza grande da amare il calcio negli anni ’90 conserva un bel ricordo di Beppe Signori, un ricordo appena screziato dalla delusione di non averlo mai visto al centro dell’attacco Azzurro, soprattutto a Pasadena. Eppure, oggi, è difficile essere garantisti, specie dopo aver dato un’occhiata agli elementi in mano alla Procura di Bologna, come ricorda l’edizione bergamasca del Corriere della Sera (2 maggio 2018): “Significative, per il pm Roberto Ceroni, che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio, le presunte prove sui contatti tra i due gruppi oppure su scommesse non gestite solamente dai calciatori in campo. E così, nel rinvio a giudizio, viene citato un appunto sequestrato a Beppe Signori, «e da lui riconosciuto, contenente le seguenti indicazioni sulle partite Atalanta-Piacenza e Benevento-Pisa», scrive il giudice. «Condizioni nostre — l’appunto di Signori —: partita paghiamo 125 mila da dare entro giovedì. Condizioni loro. La quota non deve subire variazioni. Assegno dato venerdì di 125 mila a garanzia. Assegni dati da puntare. Over (e cioè il 3-0) entro il 75/80esimo minuto. Vittoria Atalanta». La partita come è noto finì 3-0, in over. E altrettanto significativo, per gli inquirenti, è che la sera prima della sfida, nell’albergo di Stezzano che ospitava il Piacenza, avesse alloggiato anche Gegic“.


Inutile nasconderlo: tutti noi speriamo nell’innocenza di Signori, perchè sarebbe triste dover buttare nel cesso così tanti ricordi di quegli anni felici.


 

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