Gabriele Gravina sul Trono di Spade


2d757d11-edf3-47d1-878a-8754c36aa654_large.jpg

(Fonte: Gabriele Gravina e la sua corte)


Ringrazio tutti, per il sostegno umano e io supporto di idee. Grazie per la fiducia, con voi voglio cambiare verso e direzione al calcio. (A livello personale), è il completamento di un percorso umano e sportivo. (…) E ora, per realizzare un progetto che molti hanno definito ambizioso, serve la collaborazione di tutti“. È emozionato il neo presidente federale Gabriele Gravina, eletto al primo colpo, senza sorprese, come si sapeva da tempo e come aveva scritto ieri Pippo Russo in un bel pezzo su Lettera43: “sarà lui a raccogliere il testimone” da Fabbricini “e a guidare il calcio nazionale durante un passaggio complicato come pochi altri nella storia del movimento“. Insomma, “la pace è arrivata -scrive Russo- ma nove mesi sono stati bruciati“. Perchè? “In primo luogo, perché attorno al suo nome è stata trovata quella larga convergenza fra le componenti, cui non era stato possibile giungere soltanto a gennaio 2018. Ciò che aveva portato a un commissariamento tanto auspicato dal presidente del Coni, Giovanni Malagò, e rivelatosi disastroso. I tre soggetti che soltanto nove mesi prima avevano deciso di non mollare dalle rispettive posizioni (Lega Pro, Lega Dilettanti e Calciatori), hanno scoperto che non è mai troppo tardi per far pace, sfiduciando di fatto il commissario del Foro Italico. Il risultato è che nel frattempo siano stati bruciati nove mesi, durante i quali è successo di tutto e di più, e nonostante si partisse da una situazione che (con la Nazionale non qualificata ai Mondiali per la prima volta dopo 60 anni) era già da minimi storici. Andare più in basso di così sarà impossibile, ma ricostruire è comunque missione complicata. Auguri“.


Schermata 2018-10-22 alle 18.57.58(Immagine ANSA: Il commissario straordinario Fabbricini)


E l’uomo che ha traghettato la Federcalcio dall’Apocalisse di Tavecchio alla Nouvelle vague di Gravina cosa pensa dei mesi trascorsi al comando? “Con un po’ di presunzione -risponde Fabbricini- mi darei una sufficienza striminzita, ma per l’impegno molto di più“. Ma non tutti sono d’accordo. Anzi. “Le cause del fallimento –scrive Lorenzo Vendemiale sul Fatto Quotidianosono da ricercare alle origini. Giovanni Malagò ha fatto un errore madornale: ha brigato tanto per commissariare la federazione, ma poi non ci ha messo la faccia, preferendo occuparsi della Lega calcio e dirottando in via Allegri il suo braccio destro. Uomo di sport, grande lavoratore, non certo un decisionista: la persona sbagliata, al posto sbagliato, circondata dalle persone sbagliate“. Insomma, “Roberto Fabbricini ha combinato (suo malgrado) un autentico disastro ed è riuscito a far rimpiangere persino Tavecchio: pasticci burocratici di ogni tipo, guerre intestine, il caos della giustizia sportiva e dei ricorsi sulla Serie B. Oggi il calcio italiano sta peggio di ieri, tanto che (…) la vecchia dirigenza (che si è riorganizzata sotto la guida di Gabriele Gravina) si (è ripresa) la Federazione. Mettendo fine al commissariamento, che verrà ricordato solo come una grande occasione persa“.


Uno scenario tutt’altro che incoraggiante per il neo presidente, che si siede sul Trono di Spade di via Allegri con l’ingrato compito di portare il calcio Azzurro fuori dalla palude nella quale i ben poco lungimiranti manager italiani (usiamo un pacato eufemismo, via) lo hanno cacciato. Eppure, scrive ancora Pippo Russo, “la candidatura di Gravina (non aveva) l’appoggio della Lega di Serie A. Sin dall’inizio della lunga crisi, iniziata la notte del 13 novembre 2017 con l’eliminazione della Nazionale (…), l’associazione che rappresenta il livello top del calcio italiano è stata la più inerte e indecisionista fra le componenti. Incapace di fare una sintesi al suo interno fra i club che si proiettano verso la Super lega europea e gli altri, orientati alla sopravvivenza quotidiana, la sedicente Confindustria del calcio italiano vivrà come uno smacco l’elezione di Gravina“.


La situazione sembra pessima, ma permetteteci di chiudere con un po’ di (immotivato?) ottimismo: “Il calcio che vorrei punta sui giovani, non fa differenze di genere, è sostenibile, è aperto al coinvolgimento delle famiglie, è in grado di fare impresa, è attento alla tecnologia, ha una Nazionale competitiva. Oggi dobbiamo fare squadra tra noi e con Coni e Governo. Il calcio non si gioca senza riforme di sistema. Ognuno ha la propria ricetta, ma quante di queste indicazioni possono diventare soluzioni?“. Ce la farà Gravina? Noi speriamo di sì.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...