Mondiale: Ivan Martucci, il Cannavaro della Nazionale amputati

Alberto Francescut (La Gazzetta dello Sport) e Luca Bongianni (La Nazione) hanno raccontato, in questi giorni, la storia di Ivan Martucci, ex militare e punto di forza della difesa Azzurra ai Mondiali Messicani.


Schermata 2018-10-29 alle 15.12.16.png(Immagine: La Nazione)


Un anno e mezzo, fa Ivan Martucci sognava di diventare un paracadutista dell’Esercito Italiano. Oggi, invece, sogna di vincere un titolo mondiale. Incredibile la vita. “Un traguardo che potrei definire epico. Mai avrei immaginato, dopo l’incidente, di poter praticare sport agonistico a livelli così alti“. Nel giro di otto mesi, questo 27enne napoletano trapiantato a Pontedera, ha ottenuto la convocazione al Mondiale di calcio amputati: “Ci arriviamo molto preparati, abbiamo tante aspettative di fare bene anche se la Turchia (prima in Europa, ndr), la Russia (campione del mondo 2014, ndr) e l’Inghilterra sono un gradino sopra tutte le altre squadre. Il nostro obiettivo è arrivare tra le prime 5, credo che possiamo fare davvero bene“. Nella vita, Martucci è sempre all’attacco, ma in campo gioca dietro: “Prima, ero esterno di centrocampo ma, dopo aver provato con lo staff diverse soluzioni, sono arretrato centrale di difesa dove la mia aggressività può essere molto utile per contrastare gli avversari più veloci. Essendo napoletano, mi ispiro a Cannavaro: spero di fare la sua stessa prestazione quand’era al Mondiale 2006. Sogno di continuare a fare questo sport ad alti livelli e grazie alla nostra federazione, la FISPES, di poter disputare un campionato nazionale per avere più selezione e potermi allenare costantemente“.


Congedato dall’Esercito (“Lì, quando cadi devi rialzarti, in qualunque modo“), la vita è totalmente cambiata: “Ho aperto un bar a Ponsacco. Non mi sono mai demoralizzato, ho subito ripreso in mano la mia vita. (…) Il 17 giugno 2017, a seguito di un incidente in moto, ho subìto l’amputazione della gamba sinistra. All’inizio sembrava che tutto fosse finito, la mia carriera militare come paracadutista della Brigata Paracadutisti Folgore a Livorno, ma soprattutto lo sport che mi ha sempre accompagnato“. Dopo un provino, lo scorso dicembre, arrivano le prime convocazioni nelle amichevoli, poi gli viene assegnata la maglia numero 15, la sua preferita. Ma l’obiettivo di Ivan è un altro: il Mondiale messicano: “Dopo due mesi di riabilitazione, grazie alla mia fidanzata Veronica sono venuto a conoscenza della Nazionale Calcio Amputati. Due settimane dopo ho partecipato al raduno a Genova: ritornare su un campo da calcio e vedere i miei compagni correre così veloci con le stampelle, ha fatto scattare in me la voglia di riscatto e di rivincita sia per me e soprattutto per chi mi è sempre stato accanto. Da quel momento mi sono dedicato anima e corpo all’allenamento con le stampelle, facendo 2 sedute al giorno con il mio preparatore atletico Gioele Salvadori. Lo sport e in particolare il calcio mi ha dato la forza di ripartire, di non mollare mai, di far capire a chi mi guardava che nulla è impossibile. (…) Ho sempre giocato a calcio, sin da piccolo, continuando anche in Toscana con il Peccioli. Alla viglia di questo Mondiale, posso dire di aver ottenuto un successo e una rivincita che non ha eguali“.


Schermata 2018-10-29 alle 15.14.25.png(Immagine: Gazzetta.it)


Dallo scorso anno, Ivan si allena tutti i giorni, due volte al giorno, con il suo preparatore atletico personale, il capannolese Gioele Salvadori: ha avuto la possibilità di rimettersi in gioco, di ricominciare a correre, superando ogni giorno nuovi limiti: “Sono emozionatissimo per una convocazione che è stata davvero sudata. Devo ringraziare Gioele, che mi ha sempre dato la forza e la voglia di continuare ad andare avanti. Adesso sono carico come una molla“. Sperando di sentire Fabio Caressa (perchè no?) gidare nel microfono: “Arriva il pallone, lo mette fuori Martucci! Poi ancora insiste la Russia… Martucci! Martucci!


Seguite tutti gli aggiornamenti Mondiali su Troppo Azzurro.


 

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