Se Iaquinta tagliasse i ponti con il padre

È la cosa più brutta che ti può capitare. Un giorno mi sono fermato al McDonald’s e una signorina alla cassa mi ha riconosciuto: “Ah, c’è Iaquinta“. E quello che lavava i piatti ha detto: “Ah, quel mafioso“. E io avevo i bambini in macchina capito?“.
(Vincenzo Iaquinta, a Le Iene)


Schermata 2018-11-02 alle 17.30.15(12 giugno 2006: Vincenzo Iaquinta segna contro il Ghana, nella prima gara Azzurra ai Mondiali tedeschi)


Ormai, lo saprete tutti: Vincenzo Iaquinta è stato condannato a due anni di reclusione. Nell’ultima udienza di “Aemilia”, il più grande processo nel Nord Italia contro la ‘ndrangheta (leggete i dettagli su Mafie Sotto Casa), il campione del mondo nel 2006 era stato accusato di reati relativi al possesso di armi. La stessa accusa aveva richiesto addirittura sei anni ma, nella sentenza di primo grado, è caduta l’aggravante mafiosa. È stato invece condannato a 19 anni di reclusione Giuseppe Iaquinta, padre dell’ex calciatore, accusato e processato per associazione mafiosa. L’iridato di Berlino -che era stato trovato in possesso di un revolver Smith&Wesson calibro 357 magnum, oltre a una pistola Kalt-tec 7,65 Browning e a 126 proiettili- si sfoga ai microfoni de Le Iene: “Dopo una condanna di primo grado già in carcere? Non lo so perché questo accanimento contro di noi, non lo so. Non è emerso niente su mio padre, che poteva esserci una associazione, non è emerso niente. (…) Può essere che questo processo se ci fosse stata l’assoluzione poteva cadere perché non c’era più un’immagine per i media, perchè lo stiamo tenendo su noi questo processo. Ci sono state non so quante condanne, 100 e passa (…) e hanno parlato solo di Giuseppe e Vincenzo Iaquinta. A essere famosi ci sono i pro e i contro“. Lo stesso Iaquinta aveva regolarmente denunciato il possesso delle armi, sostenendo di custodirle nella sua abitazione di Reggiolo. L’accusa è scaturita dalla cessione delle stesse al padre: nel 2012, a quest’ultimo fu notificato un provvedimento del prefetto di Reggio Emilia volto a proibirgli il possesso e ovviamente l’utilizzo di armi da fuoco.


Schermata 2018-11-05 alle 17.37.39(31 ottobre 2018: la vignetta di Gianlorenzo Ingrami)


Il motivo risiedeva nelle sue frequentazioni: gli inquirenti avevano scoperto amicizie particolari con presunti affiliati alla ‘ndrangheta. La vicenda è rientrata poi all’interno del processo “Aemilia”: iniziato ufficialmente il 28 gennaio 2015, ha portato all’arresto di 160 persone in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia. Svelando la presenza della criminalità organizzata nell’economia e nella politica emiliana. “La gente -prosegue Iaquinta- deve capire da dove siamo partiti anche noi. Abbiamo altri due gradi giudizio e la verità deve venire fuori, per forza. Ho fiducia nella giustizia“. Originario di Cutro, imprenditore, il padre dell’ex calciatore ha partecipato a cene con persone vicine alla cosca. Perché? “Perché una volta gli dici di no, la seconda gli dici di no, venti volte gli dici di no, poi ci devi andare. Quello può dire “perché non viene da me? Che paura ha?“. È un’offesa per loro e poi ci vai. Mio cugino si è sposato la figlia di Grande Aracri (boss della ‘ndrangheta, ndr), mio padre e mia madre sono stati invitati a questo matrimonio e ci sono andati, basta. Per rispetto in Calabria si va ai funerali e si va ai matrimoni“. Anche Vincenzo conosce queste persone? “Certo che le conoscevo, ma conoscere queste persone non vuol dire che io sia ‘ndranghetista. Ma stiamo scherzando?“.


Schermata 2018-11-05 alle 17.42.55.png(31 ottobre: la reazione di Iaquinta alla lettura della sentenza)


L’avvocato Carlo Taormina, che difende entrambi, farà ricorso in Appello. In attesa di conoscere gli sviluppi giudiziari di questa tristissima vicenda, però, vale la pena di leggere il commento di GianLorenzo Ingrami: “Lo sfogo di Vincenzo Iaquinta per la condanna sua e del padre Giuseppe al processo Aemilia fa capire chiaramente cosa regga alla base la mafia in Italia: i rapporti famigliari, di paese. Iaquinta non nega nulla della conoscenza e frequentazione dei capi bastone di ‘ndrangheta e si difende dicendo che è normale che sia così. Perché se non sei amico di un paesano, ci sono conseguenze. Quindi meglio chiudere gli occhi su estorsioni, omicidi, traffico di droga, inquinamento ambientale e tutte le altre notissime attività dei mafiosi. Cioè degli amici del paese, dei parenti, che ti permettono poi di fare la tua vita e i tuoi affari. Che questi siano poi gli stessi dei mafiosi è questione che il tribunale ha giudicato e che sarà oggetto di ulteriori gradi di giudizio. Ma quello che deve interessare a noi è che ci siano sempre più calabresi, siciliani, campani e italiani tutti, nessuno escluso, disposti a tagliare i ponti anche col proprio padre, cugino, paesano nel caso questo sia un mafioso. Allora sì che la lotta alla mafia avrà qualche possibilità di successo“.


 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...