Walter Zenga, il quasi eroe

Zenga, dicono che esci poco: quando sei a Milano, la sera stai a casa?
(Jacopo Volpi)


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Se dessimo retta alla vulgata, il Mondiale delle Notti Magiche, quello del ’90, insomma, ci sfuggì di mano solo per l’uscita a vuoto di Walter Zenga su Caniggia. Per fortuna, avevo già 15 anni e seguii quel torneo (solo in televisione, purtroppo) dal primo all’ultimo minuto. Questo per dire che, problemi anagrafici a parte, conosco Zenga e so quanto forte fosse. Anzi, mi sbilancerò un po’ di più: non so se sia al livello di Zoff, o di Buffon, ma è di sicuro tra i primi dieci portieri della storia, senza se e senza ma. Papera Mondiale compresa. Insomma, Zenga era una colonna dell’Italia di Vicini e quella maledetta semifinale non può passare un colpo di spugna su tutto ciò che ha fatto e parato. Anche perchè, se è innegabile che Zenga uscì a vuoto spalancando la porta a Caniggia, lo sono anche gli errori individuali (di altri) e di squadra che, in modo meno vistoso, lasciarono ai sudamericani la possibilità di conservare l’1-1 fino ai calci di rigore: l’attacco, dopo il gol di Schillaci, si rivelò anemico; Vicini non riuscì né a immaginare né a leggere la partita, lasciando fuori Vierchowod e preferendo Vialli e Giannini a un luccicante Baggio. Eravamo forti, troppo forti per uscire in semifinale contro un avversario così mediocre. Nemmeno la papera del portiere più forte del mondo (allora) avrebbe dovuto piegarci. Ma accadde. Ragazzi, il calcio è così, proprio come la vita.


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Gli errori di Zenga e di Ferri sul gol? No, io non ho visto Zenga commettere errori. Quanto agli altri della difesa, per me compongono sempre una grande difesa“.
(Azeglio Vicini)


Certo, è innegabile che, da milanese, la mia visione di Zenga sia un po’ distorta: nel bene e nel male, Walter rappresenta e incarna Milano e la milanesità. Il paragone potrà sembrarvi un po’ esagerato ma, negli anni ’80, rappresentò (in parte e fatte le debite proporzioni) ciò che Totti è per Roma oggi. Insomma, c’è un pezzo di cuore tra i guantoni dell’Uomo Ragno. Ma, credetemi, questo post non nasce per difendere Zenga a oltranza, per tentare di negare un errore fin troppo evidente. L’idea è quella di comprendere che l’epica di un Mondiale si costruisce ANCHE sugli errori, sulle sconfitte, sui perdenti (non che Walter lo sia, ma Napoli rimarrà per sempre una ferita aperta). Ricordate l’errore dal dischetto di Roberto Baggio a Pasadena? Fu il suo dolore a renderlo un mito immortale NONOSTANTE il pallone calciato verso il cielo della California. Certo, sarebbe stato meglio vincere, ma non uscirà mai più dai nostri cuori. Eppure, ha sbagliato anche lui. Mi sono interrogato a lungo su cosa renda l’uscita a vuoto di Walter Zenga un errore imperdonabile, l’unica causa di un Mondiale sprecato, e la risposta, in ultima analisi, potrebbe essere un orgoglio esagerato che non gli permise mai di ammettere la sconfitta. Mi sono imbattuto in un pezzo del giorno dopo, pubblicato da Fulvio Bianchi su La Repubblica: le dichiarazioni del portiere azzurro sono (quasi) commoventi, per arroganza e candore, anche trent’anni dopo.


Sembra quasi divertirsi, forse un gusto masochistico nel sentirsi in croce, chissà. Walter Zenga è pronto a sfidare tutti. A viso aperto, come sempre. D’altronde, il portiere dev’essere così, no? Coraggioso e presuntuoso, sfrontato e folle nella vita come nelle uscite. E quell’uscita infelice su Caniggia ci è costata la finale, inutile girarci intorno: primo gol mondiale sul groppone degli azzurri e tutti a casa, anzi, tutti a Bari per una finalina che nessuno sente sua, quasi qualcosa di posticcio e sgradevole. Ha dormito male e soprattutto poco (come al solito) e già all’alba si era segnato in testa nomi e cognomi di chi gli aveva imputato l’eliminazione, o almeno una grossa fetta di responsabilità. Mi chiedete se ho colpa sul gol? Mi spiace tanto deludervi, ragazzi. Ne ho lette di tutti i colori stamane, ma ormai ho le spalle larghe: solo Maradona, che capisce di calcio, ha centrato il problema. Diego ha detto che è stato bravo Caniggia.


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Non mi sembra proprio il caso di dare la colpa a Zenga. Non tutti la pensano così, ovviamente. E anche qualche suo compagno azzurro avrebbe forse qualcosina da dirgli. Ma tace: l’ambiente è già sufficientemente giù, che serve sparare sul portiere? Ma chissà se Walter in cuor suo si sente un pochino colpevole, certe sue frasi lasciano dubbi profondi. Che dire, ad esempio, di questa? È stato bravo Caniggia ad anticipare una mia idea di anticipare lui. Leggetela come volete: anche che Walter ha sbagliato il tempo dell’uscita. E i rigori? Chi sostiene che non ci ha nemmeno provato perché mai si è sentito un portiere pararigori è servito così: Io ci ho sempre provato ma non hanno tirato mai dove mi buttavo: sfido chiunque a mettersi in porta. C’è chi è bravo come il portiere loro e c’é chi non l’azzecca. In cinque minuti potevo diventare l’eroe della Nazionale… Non lo é diventato: ora è lì, le spalle al muro, occhialoni scuri, parla di forza di gravità, di Maradona che contro la Jugoslavia aveva tirato (sbagliando) sulla destra e stavolta ha tirato (centrando) sulla sinistra. No, Zenga nei panni del difensore ci sta proprio stretto. Preferisce attaccare. Tutti. È la tattica del giorno dopo. Gli argentini? Le provocazioni fanno parte del gioco. Bisogna saper perdere ma anche vincere. Loro davano degli ignoranti alla gente che fischiava l’inno argentino, ma si sono comportati peggio, si sono dimostrati la peggior specie… Non è vero che li abbiamo sottovalutati, storie: ma l’arbitro ha sin troppo favorito gli argentini, loro facevano judo, non calcio. E’ livido di rabbia. L’unico che non c’entra niente è Maradona. Gli altri adesso non dovranno più lamentarsi se le gente in futuro fischierà il loro inno o li tratterà male. Dalla loro panchina hanno cercato di distrarmi per un’ora e mezzo, ma se c’é un dio… Il mondo è piccolo, ci si ritrova sempre, prima o poi.Si covano già brutte rivincite, fra quelli che si sono distinti al tiro allo Zenga (insulti e sfottò); si segnalano soprattutto tre argentini d’Italia: Caniggia, Troglio e Lorenzo. E Walter non dimentica. Che hanno fatto loro più di noi? Ci bastava solo un pizzico di fortuna in più ed era fatta: loro hanno segnato quando ormai non se l’aspettavano più. Ha già dimenticato i record battuti e soprattutti quelli falliti: 517′ senza beccare un gol al Mondiale, superato Banks. Ma solo 980′ di imbattibilità azzurra (compresi 45′ di Tacconi, non dimentichiamolo): ha resistito il primato di Zoff (1.143′ nel ’74). Non me ne frega niente, assolutamente niente adesso. Forse si ricorderanno di me fra dieci anni quando avrò smesso di giocare. È sconvolto. Ma non cambia niente, io non mi nascondo, non si può mollare: l’ esempio é Zoff. In 41 partite azzurre ho preso solo 14 gol, qui al Mondiale solo uno. Ma che conta? Si attacca a tutto, ormai: accuse agli argentini, a Vautrot, agli arbitri mondiali (l’unico vantaggio per noi azzurri quel gol regolare annullato alla Cecoslovacchia), c’é anche un pizzico di risentimento perché il Mondiale si è giocato in Italia (abbiamo speso un sacco di energie in più per dimostrare tante cose): ma che si voleva, giocare in Papuasia? E adesso si va a Bari, per cosa? Giocheremo con rabbia, 50.000 tifosi saranno con noi, per fortuna non c’è un giocatore avversario che gioca nel Bari. Noi vogliamo chiudere imbattuti. La gente è contenta di noi. Abbiamo la coscienza pulita, questo conta. Tornando a Marino, nella notte triste, ha trovato un telegramma. Dell’Inter. Un incoraggiamento? Macché, la convocazione per il ritiro del precampionato. Appuntamento il 2 agosto. Ma io ci vado soltanto il 6, dice stizzito. Ci voleva anche questa. Povero Zenga“.


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Povero Zenga, sì. Un errore che cancella tutto e che ti caccia fuori dal sogno, dalla possibilità di sollevare una coppa che senti già tua. Gli sarebbe bastato poco per evitarlo, gli sarebbe bastato ancora meno per sembrare dispiaciuto. Dannato orgoglio.


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