Zenga e Tacconi nemiciamici

Schermata 2019-02-26 alle 19.39.10.png(Italia ’90: Zenga e Tacconi in ritiro a Marino)


Per Zenga e Tacconi, dopo la disfatta ai mondiali del 1986, si aprono le porte della nazionale, anche se il primo, aveva già fatto parte della spedizione come terzo portiere. Con Vicini nuovo commissario tecnico, la scelta di far giocare il numero uno interista è scontata, avendolo già avuto durante la sua permanenza in Under 21. Per entrambi le convocazioni per gli Europei del 1988 e i Mondiali del 1990 con le stesse gerarchie prestabilite e immutate. Questo ha esacerbato la rivalità tra i due, raccontata da Tacconi con alcuni aneddoti o riflessioni che lasciano poco adito a dubbi. Tra queste, una dichiarazione molto diretta, rilasciata nell’estate del 2011:

Lui è stato sempre sfigato, perché non ha vinto niente, io ho vinto tutto. È lui che si deve incazzare, non certamente io. Anche in Nazionale non ha vinto niente. Io ho avuto la fortuna nel ’90 di vincere due coppe e lui a Coverciano si incavolava perché io festeggiavo. Era una vera goduria“.

Parole forti, però estratte da un contesto a tinte bianconere (era in Sicilia per degli eventi legati alla Juventus), ma che comunque raccontano un Tacconi sempre pronto a ravvivare il confronto tra lui e il suo ex collega. È successo anche durante i Mondiali in Brasile, quando Van Gaal ha sostituito Cillessen con Krul poco prima dei calci di rigore ai quarti di finale contro la Costa Rica. Mossa che si è rivelata vincente e che avrebbe voluto fosse stata fatta da Vicini, al momento dei rigori contro l’Argentina ad Italia ’90.

I campionati del mondo in Italia, dove Zenga arrivò da imbattuto e protrasse la sua striscia sino a quella semifinale. Sino a quell’uscita dove fu anticipato da Caniggia. Un errore che non è stato mai ammesso. Anzi, sempre negato con forza:

Solo Maradona ha capito tutto. Perché lui conosce il calcio: la verità è che è stato bravo Caniggia. È riuscito ad anticipare la mia idea di anticipare lui“.

Avrebbe potuto ammettere di aver sbagliato i tempi dell’uscita, fondamentale in cui non ha mai eccelso, ma il suo carattere non l’avrebbe mai permesso. Ed è così diventato il simbolo di quel mondiale che avremmo dovuto vincere, colpevole più di altri compagni che non incisero come ci si sarebbe aspettato. 517 minuti di imbattibilità che non valsero nulla“.

(Portierecalcio.it)


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