A Dossena la 10, a Giannini la 8

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Gli azzurri sono da ieri sera a Lisbona. Il lavoro della nazionale procede in un clima tranquillo per poi avere leggeri tic di ansia. Vicini ripete di avere fiducia anche se “non siamo in grado di sottovalutare nessuno”. Intorno a questa squadra Vicini stende una rada nebbia che allo stesso tempo esalta i giocatori e ne smussa le angolosità. Per Bearzot c’ erano undici campioni che venivano assistiti da altrettanti vice. Il leit-motiv di Vicini, invece, è che viviamo una grande epoca di equilibrio, nella quale i valori si equivalgono, le squadre non riescono a prevalere l’una sull’ altra e i giocatori sono bravi, con qualche esperienza ma senza genialità da perdere la testa. Vedendo le serpentine di Vialli in allenamento nessuno aveva più tanta voglia di insistere sulla polemica pro Virdis, tanto più che, disarmante, Vicini continuava a dire che c’è un vago principio che ora ci governa e che si chiama rinnovamento. E di fronte al nuovo è perlomeno irrispettoso esitare. Nel frattempo il timore del Portogallo è stato stemperato dalla vittoria dell’Under 21. “È ovvio che Dossena assumerà una posizione più da centrocampista classico e sarà più dietro e più centrale, giostrando a ridosso di Giannini“. Un altro punto di equilibrio, a metà tra la spensieratezza e la difesa a oltranza. Troveranno i nostri la giusta miscela di tatticismo? “Abbiamo fatto pochi incontri internazionali, però credo che sapremo disporci tatticamente in maniera corretta. Abbiamo iniziato, con questo gruppo, un ciclo ragionevole: anche se ci mancano le prove”. Mentre il calcio getta sui piatti della bilancia i miliardi dei deficit, i megastadi, le grida sul terzo straniero, in nazionale si deve valutare se pesi di più la maglia numero 10 o la maglia numero 8. Vicini ha infatti comunicato che a Lisbona Giannini e Dossena si scambieranno i numeri delle maglie e la fatidica casacca di Rivera, Maradona e Pelè vestirà il torinista. “Sì, però io avrò la maglia che fu di Tardelli”, ha commentato il romanista. “Ma i numeri non contano. Sono i giocatori a creare il mito, non le maglie“. Viola, en passant, ha dichiarato che si attendeva che a Giannini venisse dato il “5”, mentre da interrogatori incrociati, si accertava che la notizia era stata data da Vicini a Giannini ma senza parlare con Dossena. Per Vicini Giannini è “valido anche in interdizione. Sbaglia chi lo considera un giocatore incompleto“.
(Corrado Sannucci, La Repubblica, 13 febbraio 1987)


 

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