Virdis: “Lo Zambia? Se avessimo giocato a uomo…”

 


Seul, Giochi 1988. Tra la Corea del Nord del ’66 e la Svezia del 2017, toccò allo Zambia la parte del carnefice, massacrando gli Azzurri di Rocca con un 4-0 che, senza ombra di dubbio, rappresenta ancora oggi un incubo per tutti i tifosi della Nazionale.


Fu proprio una bella scoppola. Eravamo un ottimo gruppo ed eravamo andati in Corea per fare una grande Olimpiade, possibilmente per portare a casa una medaglia. Alla fine, non ci riuscimmo per un pelo perché, nonostante quella sconfitta, finimmo quarti. Ma quella batosta con lo Zambia fa parlare ancora oggi. (…) Successe che noi andammo in campo tranquilli, per fare il nostro gioco. In quegli anni, si stava diffondendo il credo di Arrigo Sacchi, che predicava il modulo a zona. Solo che non tutti i giocatori di quella squadra erano abituati a quel modulo. Io giocavo nel Milan e lo conoscevo a memoria, ma tanti altri avevano sempre e soltanto difeso a uomo. Trovare i tempi e i meccanismi giusti non è una cosa che si fa un pochi giorni, servono settimane di allenamenti specifici. Si è sempre detto che loro correvano il doppio e che noi eravamo piantati, ma non è vero e lo dimostra il fatto che noi siamo arrivati sino in fondo alla competizione, dopo essere tornati a giocare un calcio all’italiana. La verità è che ogni volta che la nostra difesa saliva per fare il fuorigioco, c’era sempre uno che restava indietro e teneva in gioco gli attaccanti dello Zambia. Che, infatti, ci fecero a fette. (…) Alcuni di loro giocavano da anni in Europa, lo stesso attaccante che ci fece tre gol (Kalusha Bwalya, ndr) era un giocatore di ottimo livello che rimase in Europa per anni. Loro avevano buone individualità e un’organizzazione di gioco all’avanguardia. Di certo i nostri “buchi” in difesa non fecero altro che accentuare la loro bravura e determinarono questo passivo che è rimasto nella storia“.
(Pietro Paolo Virdis)


Schermata 2019-03-05 alle 13.14.03.png(Gli Azzurri distrutti dallo Zambia)


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