I Non-Azzurri: Mario Frustalupi, l’uomo di un altro calcio

Quando Frustalupi venne ingaggiato dalla Lazio, io ho sostenuto che quello sarebbe stato, a lungo andare, il più importante colpo del mercato. Adesso credo che siano tutti a darmi ragione. Ma io non sono un indovino, sono uno che il calcio lo conosce abbastanza per poter definire Frustalupi un campione“.
(Mario Corso)


Schermata 2019-03-19 alle 10.37.50(Mario Frustalupi)


Uomo di un altro calcio. Non di un calcio povero, ma premoderno e premiliardario, questo sì. Mario Frustalupi è stato l’autore di almeno quattro storie di pallone e ricordi, a Genova (Sampdoria), a Milano con l’Inter, a Roma con la Lazio dello scudetto e a Pistoia col miracolo di Melani. Piccole epopee, fatte di risultati, di gol, di ricordi nella corrente alternata degli amori e degli odi fra gente e giocatori“. È Storie di Calcio a raccontarci la vita di questo regista fortissimo e sempre sottovalutato. Noi abbiamo scelto le righe che lasciano trasparire l’Azzurro appena sfiorato -più nei sogni che sul campo, visto che non giocò neppure un minuto con la maglia della Nazionale- nonostante una presenza sempre decisiva, soprattutto nella Lazio dello scudetto.


Frustalupi arriva alla Lazio all’età di 32 anni (in realtà, nel 1972, deve ancora compierne 30, ndr) e al posto dell’idolo Massa, tanto basta ai tifosi per accoglierlo freddamente. “È vecchio”, “verrà qui a svernare per poi attaccare gli scarpini al chiodo” dicono i sostenitori biancazzurri infuriati con il presidenteLenzini e molto diffidenti. L’unica cosa che piace ai sostenitori biancazzurri è il suo cognome, che nella rivalità cittadina è tutto un programma. (…) La nuova squadra non gira, lui gioca male e non si adatta ai nuovi schemi scontrandosi spesso con Re Cecconi a centrocampo. Si sente un pesce fuor d’acqua, si trova a disagio con i nuovi compagni e non ne condivide certe idee nonchè la passione per le pistole. (…) Frustalupi non lega con nessun clan, va avanti per la sua strada cercando di uscire dal tunnel prima dell’inizio del campionato per dimostrare all’Inter, ma anche a se stesso, che può ancora avere un ruolo da protagonista. (…) Intelligentemente, Maestrelli opera alcune modifiche, arretrando Re Cecconi e affidando la regia del gioco a lui, e la Lazio comincia a giocare con disinvoltura affrontando le grandi squadre da pari a pari. Frustalupi fa capire al pubblico laziale, presto ricredutosi su di lui, di avere i piedi e il cervello del grande giocatore. Il campionato 1972/73 vede i biancazzurri giocare un calcio divino e letale per le avversarie. I biancazzurri vanno addirittura in testa e, seppure con un piccolo calo nella parte centrale del campionato, infilano otto vittorie consecutive. È sempre tra i migliori, non salta una gara ed è addirittura osservato per la Nazionale, anche se chiuso da mostri sacri come Mazzola e Rivera. Bernardini, futuro C.T. della Nazionale, disse: “…Frustalupi è un giocatore che usa piedi e cervello o meglio cervello e piedi, e che quindi non deve faticare tanto a giocare, perché è intelligente. La Lazio sfiora lo scudetto, perduto negli ultimi minuti dell’ultima giornata di campionato. Frustalupi è ormai un idolo dei tifosi, che ne apprezzano la serietà e la visione di gioco che in campo illuminano la squadra. Segna anche 2 reti“.


“L’anno seguente, quando tutti non davano i biancazzurri tra i favoriti, la Lazio conquista il suo primo scudetto. Frustalupi è la mente del gioco della squadra, trascina alla vittoria i biancazzurri in molti occasioni. È sempre presente ed esce dal campo ogni volta esausto dopo aver dato tutto se stesso nella gara: in campo infatti sa prendersi tutte le responsabilità, contro chiunque. Diviene campione d’Italia da grande protagonista ad un’età dove molti suoi colleghi hanno già da tempo preso il viale del tramonto“. Purtroppo, non parte per la Germania Ovest e per i Mondiali del 1974. Dal suo canto Frustalupi si diceva invece: “contento di non essere un campione, un bambino prodigio alla Rivera o alla Mazzola. Loro hanno dovuto difendere per anni una reputazione da fuoriclasse. È difficile e logorante. Io sono cresciuto piano piano e ho avuto meno stress. Durerò molto più a lungo.


Aveva sempre voglia di scherzare. (…) Nei rapporti interni aveva carisma e non si intrometteva nelle faide tra clan di quella squadra di uomini scalmanati e spesso, grazie alla sua capacità di sdramattizzare, era colui che spegneva i contrasti con la sua consueta ironia. L’anno seguente, la Lazio, dopo un’iniziale partenza lanciata, si perde, anche per via della malattia dell’allenatore che sconvolge gli equilibri della squadra. Lenzini, mal consigliato, prese l’allenatore Corsini che l’obbligò a stravolgere la squadra dando a Frustalupi il benservito ritenendolo ormai un calciatore al tramonto“. Fu un errore clamoroso per i biancocelesti, ma un incredibile colpo di fortuna per il Cesena.


Il 14 aprile 1990, mentre raggiungeva la famiglia in vacanza per la Pasqua, perse la vita in un incidente stradale presso Ovada. La dinamica non fu mai chiarita del tutto. “Un altro pezzo di quella Lazio del primo scudetto che se ne andava come per una maledizione“.


Schermata 2019-03-19 alle 11.55.33(Frustalupi, a destra, con Chinaglia)


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...