Boban: “L’Italia ha tradito il talento”

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Chi non ricorda Zorro Boban non conosce il calcio, è chiaro. Oggi vicesegretario generale della FIFA, l’ex fuoriclasse del Milan e della Nazionale croata non ha mai nascosto l’amore per il nostro Paese. Come risulta evidente da una bella intervista di Fabio Licari, pubblicata il 13 novembre 2014 dalla Gazzetta dello Sport.


Sacchi, ct vent’anni fa, è oggi il grande accusatore del calcio italiano: lei è d’accordo?  È stato il più grande rivoluzionario del calcio mondiale. Forse ripete gli stessi concetti, cosa un po’ monotona, però sono i concetti base di ogni squadra di ogni società“.


L’Italia è il Paese dell’arte e della cultura, ma nel calcio è quello del risultato. Perché?  C’erano Rivera, Baggio, Maldini, Baresi… Siete un popolo supertalentuoso. Il fatto è che avete un po’ tradito arte e talento sviluppando, primi al mondo, concetti tattici e di gioco collettivo che sono stati portati all’esasperazione: così, senza lavoro individuale nei vivai, i talenti non sviluppano il loro potenziale negli anni formativi. Si trascura troppo l’uno contro uno in ambedue le fasi. È gravissimo, diventa dura produrre nuovi Totti e Del Piero, perciò passano quasi 15 anni da Pirlo a Verratti. Bisogna produrre giocatori, non risultati, almeno nei vivai“.


Lei è rimasto colpito da una frase di Dino Baggio ai tempi della guerra in Croazia.  Sì, non volevano che si giocasse da noi perché era pericoloso. E lui disse: “Perché la mia vita dovrebbe valere più di quella di un croato?”. Si giocò a Spalato, finì pari. Una frase semplice, ma che non scorderemo mai…“.


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