Brasile 2014: la Nazionale ai tempi di Breaking Bad

Il 9 giugno 2014, a tre giorni dall’esordio di San Paolo con Brasile-Croazia, Simone Vacatello scrisse per Crampi Sportivi un pezzo divertente e lisergico sui Mondiali brasiliani (La Nazionale ai tempi di Breaking Bad). Non possiamo riproporvelo tutto, ma sarebbe un delitto non ricordarlo (per lo meno) con qualche passaggio.


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Bryan Cranston/Walter White, protagonista di “Breaking Bad”

Lo sport è narrazione e parabola delle umane vicende, lo ripeti a te stesso ogni qual volta una ragazza in chat ti chiede “che fai?” e tu le rispondi “scandaglio la rete in cerca di gif animate di calciatori per il pezzo nuovo sul mio blog di sport che non leggerai mai”.

Nel periodo storico in cui internet ha reso liquida la fruizione della nuova, grande narrativa di inizio secolo – le serie tv – e ne ha consacrato il successo, niente di più facile che l’occhio da spettatore sportivo venga influenzato da quello di spettatore di fiction seriali.


D’altronde la generazione ‘Breaking Bad’ è liquida anch’essa, come la generazione ‘Dexter’, ‘Game of Thrones’, ‘Shameless’, ‘Romanzo Criminale’, ‘Gossip Girl’, ma ancor prima quella ‘Soprano’.


Il Mondiale brasiliano sarebbe ad alto rischio combine. Lo ha lasciato intendere il capo della sicurezza della Fifa, Ralf Mutschke, ai microfoni della Bbc, quindi gli antagonisti degli antieroi potenzialmente si moltiplicano a dismisura. Come dire, lo sviluppo del plot non si preannuncia affatto piatto.


La squadra azzurra, alla vigilia del grande appuntamento, non convince in campo, l’opinione pubblica non ripone grande fiducia in essa: durante l’ultima finale disputata solo due anni prima ha dimostrato di non essere all’altezza di nazionali più spavalde e meglio equipaggiate.


L’occasione è ghiotta poiché l’ultima volta che finì con un trionfo il calcio italiano era anche più discusso e contestato, e reduce da uno degli scandali più grandi della sua storia. I paladini azzurri erano tanto mal visti dal loro stesso pubblico che già nell’era pre-social si diffuse la corrente dei dissidenti che avrebbero tifato Ghana. Si rivelò invero il più grande dei trionfi, la retorica del ‘po po po po po pooo po‘ fu passerella e refugium peccatorum per molti, molto a lungo.


Allora però nelle file della squadra spiccavano alcuni dei calciatori migliori della sua storia: Buffon, Cannavaro, Del Piero, Totti, Nesta, Inzaghi, Pirlo, Zambrotta, gente cresciuta in azzurro all’ombra di eroi nazionali come Paolo Maldini e Roberto Baggio. Ben diversa la storia oggi, in cui gran parte degli uomini chiave sono tutti antieroi per vocazione.


Il numero che per tradizione spetta alle leggende viventi stavolta cade sulle spalle di un vero cane sciolto: talento sconfinato, esordisce come golden boy predestinato e nella sua carriera colleziona più provvedimenti disciplinari per comportamenti indolenti e borderline che trofei. Tant’è vero che, nonostante abbia disputato già due europei, è al suo primo Mondiale da professionista. A 32 anni. Il suo background è quello di un sud difficile, una terra che a seconda delle esigenze dei media nazional popolari passa senza soluzione di continuità da capro espiatorio a vanto. Le stagioni migliori della sua carriera le ha disputate in squadre di seconda o terza fascia, dove non si sente la pressione. Tuttavia nei suoi piedi ha la grammatica dell’incantesimo. Antonio Cassano non le manda a dire, è un Gazza Gascoigne alle cime di rapa invocato a gran voce da un Paese che, in quanto ad affinità elettive, è pronto a farlo eroe nazionale. Se la sceneggiatura lo consentirà.


Beato chi tra voi resisterà alla tentazione di seguire questi Mondiali da appassionato di calcio e di serie tv, vuol dire che è una persona sana e imperturbabile, il cui distacco farebbe invidia a Seneca, e di esso è il regno dei cieli. Di esso e di Prandelli, ovvio.


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Manaus, 15 giugno 2014: Cassano e Buffon in panca per l’esordio Mondiale con l’Inghilterra

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