Claudio Gentile, così il Feroce Saladino fece impazzire il divino Maradona

Fabrizio Bocca traccia un meraviglioso ritratto di Claudio Gentile, uno dei nostri eroi del Mundial ’82, per Bloooog! (“il Bar Sport di Repubblica.it”).


Raccontava Gianni Brera –lo scrisse anche certo, ma il culmine lo raggiungeva la notte nella nuvola di fumo che avvolgeva ormai la tavola, quando le bottiglie di whisky avevano scalzato quelle di Barolo raccontarla fino in fondo ma insomma il fatto era che Gentile fece impazzire “quella bestia iperbolica” di Diego mettendone in crisi il fiero machismo  argentino. Più dettagliatamente il segreto di quel corpo a corpo passato alla storia del calcio si troverebbe a livello dei calzoncini, e non delle maglie, il 10 per Maradona, il 6 per Gentile. Al solo percepire l’inguine di quel terzino riccioluto e baffuto appoggiarsi alle proprie natiche, il Macho Diego si turbò talmente dal finire col ruzzolare sui suoi stessi dribbling. E l’Italia, annullato il calciatore più forte della storia del mondo, s’avviò verso la conquista del suo terzo Mondiale.


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Claudio Gentile quel 29 giugno 1982 a Barcellona, allo stadio Sarrià (che non esiste più), rimediò giusto un ammonizione, e niente più. È passato alla storia come il prototipo del difensore all’italiana, uno che ti si incolla addosso e non ti molla nemmeno nel tunnel degli spogliatoi. La storia e anche l’immaginazione collettiva gli ha attribuito la patente di duro, cattivo, eppure in carriera è stato espulso una volta sola per somma di ammonizioni. Al Mondiale si era fatto crescere i baffi così, un po’ per scommessa, un po’ per apparire ancora più tosto.


Bearzot prima della partita con l’Argentina andò a trovarlo in camera e gli disse “Te la senti di marcare Maradona?”. “E che problema c’è?” fu la risposta da sbruffone senza paura, salvo poi prendersi a schiaffi e maledirsi dopo che Bearzot era uscito. Rimediò due videocassette dell’Argentina e si studiò Dieguito fino a notte. La volta successiva contro il Brasile Bearzot gli aveva affidato Eder, ma poi nel tunnel annusando le chiacchiere dei brasiliani, all’improvviso gli fa “Zico, prendi Zico”. E lui sorridendo: “Va bene, Eder e Zico, tutti e due”. “No dai, Zico”.


Il ricordo di Zico di quell’incubo sarà una maglia con un buco di venti centimetri sul fianco destro, nemmeno fosse stato centrato da un fucile a pompa.


Appena un anno e mezzo fa il brasiliano disse che “Italia-Brasile fece male al calcio, si gettarono le basi per un calcio nel quale conta solo vincere, fondato sul fallo sistematico e sulla distruzione del gioco avversario”. Gentile non se l’è nemmeno presa più di tanto: “Zico è un amico”.


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Nato a Tripoli da papà siciliano che lavorava nell’edilizia, il calcio praticato per le strade polverose, quasi sempre italiani contro arabi. Facile chiamarlo Gheddafi, era stato l’Avvocato ad appiccicargli quel soprannome. Che non gli piaceva affatto –i compagni infatti lo chiamavano Gento–, Gheddafi li aveva costretti a lasciare la Libia, ad abbandonare tutto come migliaia di altri italiani. Un popolo di disperati senza più nulla, obbligato a lasciare tutto e a tornare in Italia.


Dal ‘73 all’‘84 per 11 campionati ha fatto parte della Juve di Trapattoni, la più bella e forte di sempre, una squadra con l’imprinting del made in Italy e la classe snob di Platini.


Grande appassionato di ciclismo (per guardare in santa pace il mondiale di Sallanches vinto da Hinault staccando Baronchelli nel 1980 disse a Trapattoni che stava male e che restava in camera), un diploma da odontotecnico preso mentre studiava insieme a Scirea alla Juve, inserito dal Times primo degli italiani in una poco credibile e anche esilarante classifica dei calciatori più cattivi – Goicoetxea, Stuart Pierce, Boli, Woodburn, Giles, Sanchez, Smith, Gentile (“niente di Gentile”), Bergomi (“un tipo rifiutato da Cosa Nostra per uso immotivato della forza”) e Tardelli (“Ha provocato più cicatrici lui dei chirurghi dell’ospedale di Harefield”) – Gentile è un’icona di Spagna 82. Dopo la foto dell’urlo di Tardelli, c’è la sua a cavalcioni di Oriali, Tardelli e Paolo Rossi.


Alla Juventus era uno dei destinatari insieme a Trapattoni e Platini delle telefonate dell’Avvocato alle 6 del mattino. Agnelli voleva indicazioni precise, informazioni, giudizi netti proprio per parlare poi di mercato con Boniperti. Gli chiedeva anche di Maradona e Zico: “Il migliore? Non posso dirlo, a me non hanno fatto gol”.


Gianni Brera soprannominò Claudio Gentile il Feroce Saladino.


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