I due veterani richiamati in nazionale da Maldini: Baggio-Bergomi, i sempre Azzurri



BAGGIO Dice di averlo appreso alle 18 su Televideo. Ma, per il vero, lo sapeva già da qualche ora. Maldini gli aveva telefonato, dandogli la bella notizia. Che aspettava da tempo, con ansia. Eppure, adesso che il sogno è realtà, adesso che il tormentone è finito, la voce di Baggio si incrina, gli occhi sono lucidi, il volto è sudato più dall’emozione che dal caldo. Robi tira un sospiro prima di parlare nella sua abitazione alla Meridiana, quartiere residenziale a nord – ovest di Bologna, assediata fin dal mattino dai cronisti televisivi: “Sono felice: lasciatemelo dire, prima di ogni altra riflessione. Ci speravo, lo volevo, questo Mondiale. Nella scorsa estate avevo scelto Bologna, la vita serena, ma anche il duro lavoro per mettermi in gara, in discussione. Il mio stato d’animo, in questi mesi, non era sempre eguale: talvolta fiducioso, talvolta un po’ meno. Lo confesso: ho temuto di non farcela, di non dare abbastanza per convincere Maldini. Ma credo che la costanza, la voglia, la volontà di superare qualsiasi ostacolo, alla fine abbiano aperto la porta decisiva. E credo che le ultime prestazioni e gli ultimi gol abbiano dissipato ogni ulteriore dubbio. Dedico questa convocazione a tutti coloro che hanno avuto fiducia in me anche nei momenti bui. Non solo ai tifosi del Bologna, ma pure a quelli di altre squadre. E ora lasciatemi festeggiare con semplicità: a casa con mia moglie e i miei figli”. Si può dire che Baggio abbia riconquistato l’azzurro a furor di popolo. Ma non sa quanto abbia inciso il grande movimento di opinione pubblica: “Bisogna chiederlo a Maldini. Ho cercato di meritarmi la convocazione sul campo. Cesare mi conosce bene e da molto tempo. Se ha deciso in questo senso vuol dire che alla nazionale può servire uno con le mie caratteristiche“. Si dimostra dispiaciuto, Robi, per l’infortunio di Del Piero: “Gli auguro di risolvere al più presto i suoi problemi fisici. Ho detto e ribadisco che oggi, nel nostro ruolo, Ale è il più bravo. Anche perché ha l’età giovane a suo favore. Io sono già contento di esserci: non mi piace raccogliere i vantaggi delle disgrazie altrui. Il mio compito è uno solo: quello di farmi trovare sempre pronto. Quando e se ci sarà bisogno del mio apporto“. Gli si chiede dei suoi rapporti con Ulivieri e cosa penseranno ora quelli del Milan dopo averlo ripudiato. Baggio evita ogni tipo di polemica: “Ulivieri? Rifiutando la panchina contro la Juve, in quel momento ho fatto la cosa più giusta. Ma non tutti i mali vengono per nuocere: proprio da quell’episodio è nato un bel rapporto tra me e il tecnico. Il Milan? Non mi interessa. Vivo delle mie vittorie e non delle sconfitte degli altri”. Il Mondiale attende dunque Baggio dopo una stagione record: 22 gol, con 11 rigori consecutivi. È un Baggio però diverso nella mentalità e nel modo di giocare. Un tempo privilegiava la tecnica individuale, ora s’è messo al servizio della squadra: corre, contrasta, inventa, fa gol: “Mi sono adeguato al calcio attuale, con i muscoli più forti. È il segno dei tempi: 15 anni fa, quando ho cominciato, si poteva essere anche solisti. Però al di là delle interpretazioni il calcio resta sempre calcio. E, ciò che conta, è andare in Francia. Con qualsiasi ruolo e con qualsiasi compito. Riserva o titolare, giocare o andare in panchina. Non pretendo la luna nel pozzo. Questo è il mio terzo Mondiale. Mi sono classificato con la squadra terzo nel primo e secondo nel secondo. Ora esserci è come averlo già vinto. Questa è una manifestazione di grande, irresistibile fascino. Salvo miracoli, a 31 anni non possono essercene altre nel mio futuro”. In questo momento Baggio non vuole parlare del futuro. Ha diverse offerte, ma quella più bella è quella della nazionale. Dopo l’amichevole con la Svezia a Goteborg, Robi e Petrone, il suo procuratore, avranno un incontro con Gazzoni. Ma probabilmente decideranno a fine stagione cosa fare o non fare. Baggio è legato a Bologna, la città del rilancio. Il suo contratto scade nel giugno 1999. Sembra che il suo desiderio sia quello di allungarlo ancora per due stagioni, con opzione per la terza. Intanto afferma: “Sono curioso di conoscere l’epilogo della mia stagione. In ogni caso, non sono attaccato ai soldi, come qualcuno sostiene. E comunque per vincere un Mondiale non ci sarebbe prezzo che tenga”.


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3 luglio ’98: lo Zio Bergomi atterra Zidane nella sua ultima gara in azzurro

BERGOMI – Stava già organizzando una bella vacanza alle Isole Cayman, Beppe Bergomi, con moglie e figlio, ma poi Cesare Maldini gli ha scombinato i piani. Così ha chiamato suo cugino, agente di viaggio, e ha bloccato tutto. “Sai – si è scusato – forse devo andare ai Mondiali”. Già, perchè fino a un mese fa lo Zio non pensava affatto a un’eventualità del genere, sette anni dopo aver giocato l’ultima partita in nazionale: a 34 anni basta uno scudetto a dare un senso a una stagione. E su quello era concentrato il capitano dell’Inter la settimana della partita di Torino. Proprio il mercoledì, però, si gioca a Parma Italia – Paraguay e Checco Moriero torna alla Pinetina con un messaggio per il suo capitano: “Tieniti pronto, perché potresti essere convocato“. Lo stesso giorno Bergomi si era stirato. Il flessore della coscia sinistra gli ha fatto saltare la sfida scudetto al Delle Alpi, la finale di coppa Uefa e rischiava di fargli perdere anche la nazionale. “Due giorni dopo la partita di Parigi Maldini mi ha chiamato e mi ha detto che pensava di portarmi, ma che era preoccupato per le mie condizioni“. In queste due settimane lo Zio ha lavorato per dare sostanza al suo sogno, il quarto mondiale della carriera, e quando mercoledì il c.t. lo ha chiamato ha potuto dirgli: “Sono pronto”. “Sì – conferma – ora sto bene. Se si giocasse domenica, io ci sarei. Avrei potuto fare un tempo anche sabato scorso, ma pensando alla nazionale ho preferito di no”. Erano anni che non gli capitava di pensare alla nazionale. L’ultima delle sue 77 partite azzurre risale al 12 giugno 1991, a Malmoe con la Danimarca (2 – 0 per l’Italia), una settimana dopo il fattaccio contro la Norvegia: Bergomi entra al 90′ per Ferri e al 91′ butta giù Lydersen, nella rissa che si accende fa un passo indietro calpestandolo e viene espulso, con 6 giornate di squalifica. Tre partite dopo Vicini viene sostituito da Sacchi e di Bergomi non si parla più. “Ci ho sofferto, ma solo il primo anno. Poi mi sono messo il cuore in pace. Mi è rimasto solo un rammarico: tra i cento giocatori che Sacchi ha chiamato ci potevo stare anch’io, anche solo per uno stage. Perché le persone vanno conosciute e non giudicate per quel che si é sentito dire“. Ora Maldini, che era il vice di Bearzot nei due primi mondiali di Bergomi, lo riporta in nazionale per Francia ’98, il suo quarto, “come Rivera”, l’idolo di quand’era bambino. “Ma ci vado solo perché non c’è Ferrara. Toccava a Ciro, lo meritava lui quel posto. Maldini mi ha avvertito, c’è la possibilità che io non giochi mai. Ma a me non importa, perché solo mettere quella maglia è un’emozione incredibile. Basta a compensare l’amarezza per lo scudetto. So bene qual è il mio ruolo – si tocca il petto -. È in panchina e io vado in Francia per rispettare i ruoli”. Il titolare è Costacurta, che però non è reduce dalla stagione più bella. Bergomi, al contrario, è stato il miglior libero italiano dell’ultimo campionato e a Maldini fa comodo, a venti giorni dai mondiali, poter contare subito su un giocatore d’esperienza come lo Zio. Che quest’anno era partito in seconda fila anche nell’Inter, riserva di Fresi nelle amichevoli estive ma poi titolare dalla prima partita ufficiale. “Il libero lo avevo già fatto. Con Radice, con Castagner, con Trapattoni l’anno della coppa Uefa, l’ultima volta con Bianchi. Ma non volevo farlo proprio perché in nazionale ero chiuso, prima da Scirea e poi da Baresi“. Ora, a 34 anni, Bergomi torna azzurro proprio perché gioca libero: ” È un ruolo che ti allunga la carriera. Guardate Matthaus, che è al quinto mondiale: il suo ruolo oggi è quello. Anche Lothar è uno che non molla mai”. Pensa alla vecchia lezione di Trapattoni, ma in questa occasione ringrazia Simoni: “Perché facendomi giocare quest’anno si é preso una bella responsabilità. Specialmente all’inizio, non ci credeva nessuno”. “Io a 59 anni alleno l’Inter – scherza il tecnico – e Bergomi a 34 va ai mondiali: evidentemente va di moda il vecchio. Sono orgoglioso per Beppe: è giusto e istruttivo per il calcio che torni in nazionale, perché dimostra che non conta l’età, ma solo la passione e l’impegno”. Bergomi ripensa ai suoi tre mondiali. Questa che Italia sarà? “Una squadra tosta, di carattere. Come l’Inter, che pratica anche lo stesso gioco. A me, invece, sembra di rivivere Spagna ’82: anche allora fui convocato praticamente in extremis“. Se poi andasse anche come allora… Quanti ricordi aspettano oggi Bergomi a Coverciano. Proverà a specchiarsi in quella foto di 16 anni fa, appesa in uno dei saloni del centro tecnico, nella quale Ronaldo non l’ha riconosciuto, e forse stenterà lui stesso. Poi comincerà a correre, in testa al gruppo come sempre. Le Cayman possono aspettare. Prima viene Parigi.


(La Gazzetta dello Sport, 22 maggio 1998)


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Francia ’98: Roberto Baggio e Giuseppe Bergomi con il ct Cesare Maldini

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