#TreDomandeAzzurre


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Stefano Piazza

Il 17 settembre 2019, lanciai nella pagina Facebook di Troppo Azzurro il “numero zero” di #TreDomandeAzzurre, una sorta di trailer delle mini interviste che sarebbero arrivate poco dopo. “Inizio con me stesso medesimo -scrissi allora-, giusto per rendere l’idea (ma non mi intervisterò più, lo giuro)“. Sono stato di parola, ma ripropongo qui tutti gli “episodi” della rubrica, in attesa di ricominciare in questo 2020 con nuovi amici.


-Qual è il tuo primo ricordo azzurro?
La semifinale del Mundial, con la Polonia. Avevo 7 anni, eravamo a Siracusa. Passò -prima della partita- un’auto coperta dal tricolore, piena di tifosi rumorosissimi. Mia madre era scettica: “Pensa se dovessimo perdere…”, mio padre no: “Ormai, non perdiamo più”.
-Qual è il momento azzurro (negativo o positivo) che ti è rimasto dentro?
Il gol di Materazzi alla Repubblica Ceca, il 22 giugno 2006. Un paio d’ore prima, era nata mia figlia Maria. Tornai a casa di corsa per mangiare un boccone, accesi la televisione e segnammo l’1-0. Un segno del destino!
-Chi è l’azzurro che ti ha più emozionato?

Difficile, devo fare due nomi: Paolo Maldini, per la classe assoluta, e Roberto Baggio, il calcio.


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Marco Marsullo

25 settembre. Una decina di giorni fa, vi avevo presentato #TreDomandeAzzurre, una sorta di mini intervista azzurra (appunto) a personaggi (interessanti) legati al mondo del calcio. Sempre le stesse tre domande. Ecco, allora, la prima di queste interviste: per il debutto, Troppo Azzurro ospita lo scrittore Marco Marsullo, autore di libri fondamentali come “Atletico Minaccia Football Club” e “Il tassista di Maradona” ed editorialista di Quattrotretre.

-Qual è il tuo primo ricordo azzurro?
“La semifinale di Italia ’90 persa ai rigori con l’Argentina di Maradona. Vivo a Napoli e ricordo il silenzio ambiguo che si sentiva per la città. Ambiguo perché qualcuno era contento che Diego fosse in finale”.
-Qual è il momento azzurro (negativo o positivo) che ti è rimasto dentro?
“Potrei dire Berlino 2006, ovvio. Eppure direi Olanda-Italia degli Europei 2000. Non potevo credere ai miei occhi, non ci segnavano in nessun modo! Undici contro dieci. Poi, il cucchiaio di Totti. Apoteosi”.
-Chi è l’azzurro che ti ha più emozionato?

“Gennaro Gattuso. Senza i piedi di Pirlo e tutti i campioni della sua generazione, per la maglia Azzurra ha dato tutto quello che aveva, fino a vincere un Mondiale. Gattuso, senza dubbio”.


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Emanuele Santi

6 ottobre. Tornano le #TreDomandeAzzurre, con un altro bravissimo scrittore: oggi, è il turno del romano e romanista Emanuele Santi, autore (anche) del meraviglioso “Il portiere e lo straniero“. Emanuele è fantastico e io ho amato le sue tre risposte. Pronti? Via.

-Qual è il tuo primo ricordo azzurro?
“Novembre ’76, Italia-Inghilterra 2-0 che ci qualifica al 90% al mundial argentino. Il raddoppio in tuffo di Bettega indelebile. Partita giocata all’Olimpico e trasmessa in diretta ad esclusione della zona di Roma, ricordo ancora le imprecazioni di mio nonno”.
-Qual è il momento azzurro (negativo o positivo) che ti è rimasto dentro?
“Quello negativo la semifinale di Napoli nel ’90. L’Italia di Vicini meritava il tetto del mondo. Quello positivo senza dubbio alcuno Italia-Brasile al Sarrià. La tripletta di Rossi e la parata di Zoff allo scadere su Oscar”.
 
-Chi è l’azzurro che ti ha più emozionato?

“Nell’82 Bruno Conti. Nel ’94 Baggio. Zoff e Scirea in ogni tempo”.


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Dino Amenduni

10 ottobre. La palla di #TreDomandeAzzurre passa oggi a Dino Amenduni, sampdoriano e “comunicatore a tutto tondo”: docente di comunicazione politica ed elettorale, socio dell’agenzia Proforma e collaboratore di Repubblica. Dino, però, è soprattutto la prima vittima di queste “intervistine” di Troppo Azzurro che ci racconti un momento così personale, buio, visto attraverso la lente del calcio e dell’amore per la Nazionale. Per questa fiducia, nonostante un silenzio più che sospetto sul tema “Cassano”, lo ringrazio di cuore.

 
-Qual è il tuo primo ricordo azzurro?
“Finale dei mondiali USA ’94 (avevo già 10 anni ma ammetto di non avere un ricordo altrettanto vivido di Italia ’90). Eravamo in vacanza in un Salento non ancora famoso. Casa in campagna, tante persone davanti a un televisore, molte delle quali non ho mai più rivisto. Baggio tira in orbita e la festa finisce di colpo”.
-Qual è il momento azzurro (negativo o positivo) che ti è rimasto dentro?
“Il momento che mi è rimasto dentro (e che per una serie di motivi non sarà – credo mai – sostituibile): finale dei mondiali 2006. L’Italia vince. Il giorno prima la nostra famiglia dovette affrontare un lutto terribile. Vidi la partita con mamma e papà, a casa, nel silenzio. Vincemmo e furono loro a convincermi del fatto che dovessi andare a festeggiare. Andai nel centro storico di Bari, andavano tutti a mille all’ora, felici, festanti, saltellanti, ubriachi. Io mi sentivo dentro una bolla. Un’esperienza fortissima che non mi farà mai associare quel risultato storico per la nostra Nazionale con qualcosa di bello da ricordare”
 
-Chi è l’azzurro che ti ha più emozionato?

“Francesco Toldo, semifinale degli europei del 2000 contro l’Olanda. Per me che gioco difensore nei campi di provincia, catenacciaro convinto, che ritiene che la sintesi del calcio sia la partita di Eto’o in Barcellona-Inter, che ha persino chiamato il suo blog su RepubblicaContropiede‘, fu l’apoteosi del romanticismo della barricata”.


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Pietro Galeotti

7 dicembre. Ragazzi, visto che la mini intervista di #TreDomandeAzzurre mancava ormai da eoni, ho deciso per un ritorno in grande stile, con un personaggio strepitoso: Pietro Galeotti. Autore tv (anzi, AUTORE tv), storico inviato di Quelli Che Il Calcio, ex direttore di Linus, Pietro, alla fine, ha ceduto alla mia persecuzione. Eccolo qui.

 
-Qual è il tuo primo ricordo azzurro?
“Italia-Brasile, finale del 1970. Ricordo (avevo 6 anni): io che al terzo goal del Brasile butto la bandierina tricolore di carta e, forse, piango”.
-Qual è il momento azzurro (negativo o positivo) che ti è rimasto dentro?
“In positivo Italia-Basile 1982 (per me LA PARTITA). In negativo la sconfitta con la Polonia nel 1974, che non riuscivo a capire”.
-Chi è l’azzurro che ti ha più emozionato?
“Dino Zoff”.

Laconico e perfetto. Come il suo idolo azzurro.


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Massimo Roscia

14 dicembre. Avete detto #TreDomandeAzzurre? Va bene, eccole.

Questa volta, tocca a Massimo Roscia. Il suo curriculum è imbarazzante (per me): scrittore, critico enogastronomico, docente, condirettore editoriale del periodico “Il Turismo Culturale“, autore di romanzi, saggi, ricerche e guide, vincitore di diversi premi letterari, and so on. Sopra ogni cosa, però, è un genio (termine che uso di rado) e, soprattutto, è uno degli scrittori più divertenti che vi capiterà mai di leggere.
-Qual è il tuo primo ricordo azzurro?
“Roma, 20 ottobre 1973. Italia-Svizzera 2-0. Gigi Riva segna il suo trentacinquesimo e ultimo gol in Nazionale”.
-Qual è il momento azzurro (negativo o positivo) che ti è rimasto dentro?
“Madrid, 11 luglio 1982. «Bergomi, Gentile… è finito. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Campioni del mondo. L’Italia ha vinto la finale battendo la Germania per 3 a 1». «Inequivocabile» è l’aggettivo scelto da Nando Martellini per chiudere la sua telecronaca, mentre in tribuna d’onore il Presidente Pertini esulta. E noi con lui.
-Chi è l’azzurro che ti ha più emozionato?

“Amsterdam, 29 giugno 2000. Semifinale degli Europei, Italia-Olanda, calci di rigore. In porta Van der Sar, sul dischetto Francesco Totti. «Mo je faccio er cucchiaio». «Questo è matto», penso. Breve rincorsa, cucchiaio, gol”.


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