William Negri a Vienna: quando Carburo entrò nel mito

Sapete chi era Carburo? Era William Negri, il portiere del Bologna che vinse lo scudetto nel 1964. Sul perchè lo chiamassero così ci sono due ipotesi. “La prima racconta di un giovane William impegnato nel dare una mano al padre, che aveva una pompa di benzina in provincia di Mantova“. La seconda ipotesi viene dalla sostanza infiammabile che fa scoppiare il petardo, detta, dialettalmente, carburo”.
(Antonio D’Orrico, citando “L’Abatino, il Pupone e altri fenomeni. Tutto il calcio soprannome per soprannome“, di Furio Zara e Nicola Calzaretta)


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L’infortunio subito durante il campionato 1965-1966 impedì a Negri di prendere parte al Mondiale in Inghilterra. In Azzurro, totalizzò 12 presenze, subendo 9 reti.

L’11 novembre 2017, Alberto Fortunati ricordò il mitico esordio in Nazionale di William Negri con questo bell’articolo sulle pagine della Gazzetta di Mantova. Da ex portiere mediocre innamorato della città virgiliana, non posso proprio fare a di condividerlo.


Sono passati 20.089(*) giorni da quella domenica 11 novembre 1962 quando William Negri, il figlio di Azeglio benzinaio di Governolo, entrò nella storia all’esordio in Nazionale davanti ai 60mila di Vienna diventando l’Eroe del Prater. Sono passati 55 anni ma le immagini di quel giorno sono scolpite eternamente nel cuore del terzo mantovano campione d’Italia dopo Glauco Vanz (Bologna 1940-41) e Danilo Martelli (Torino (1946-47, 1947-48 e 1948-1949).

William (che nella natìa Travata di Bagnolo chiamavano Villiam, per autarchico e devoto rispetto), il ragazzone dagli occhi inarrestabili e dal sorriso latitante aveva vissuto quel giorno d’autunno la sua domenica più bella, rinnovando lo scòtmai di Carburo che la leggenda vuole nato dall’uso del combustibile per le dinamo della sua bici. La storia di Negri comincia da lontano e la tappa austriaca ne è forse l’apogeo, ma è lungo gli argini del Po che William inizia a “custodire” quel pallone che gli amici avevano acquistato risparmiando sulle mance, loro unici abilitati a usare le scarpe nelle partite. Gli altri potevano giocare ma solo a “pè nüd”. William è il guardiano della sfera, la pulisce ogni sera ed è con quella che inizia a saltare da un palo all’altro, a lanciarsi in area e a tuffarsi. Il «mestiere che ho sempre fatto» dirà anni dopo.
Nel 1953, dopo le giovanili, Carburo debutta nella Governolese in Prima e due stagioni dopo nel Mantova di Fabbri, Quarta Serie: è qui che Negri mostra ciò che sa fare. Il servizio di leva nella Bàaria (la siciliana Bagheria dipinta da Tornatore) ne smussa qualità e forma anche grazie alla pratica del volley in B, è un Carburo tirato a lucido quello che torna a blindare la porta del Piccolo Brasile fino al 28 giugno 1959 che lo depone nella storia dell’Acm grazie all’1-0 sul Siena che dà la B; è di quei momenti genovesi l’istantanea in cui sorride di gusto, rarità assoluta. William e il Mantova: un matrimonio desiderato, scelto, vissuto e goduto in ogni istante delle sue 210 partite, con la sua gente che lo festeggia come appena uscito di chiesa con la “sposa”.
Una congiunzione astrale mai più verificatasi porta nel 1961 William Negri e il Mantova in serie A mentre la città è ai massimi splendori artistici grazie alla leggendaria mostra su Andrea Mantegna. Carburo è il simbolo del Mantova, vince il prestigioso Premio Combi e fa parte degli “azzurrabili” per i Mondiali 1962. L’estate porta il ct Fabbri in Nazionale, Negri è subito convocato e lì ritrova il compagno nel Mantova Angelo Benedicto Sormani, bomber titolare nell’amichevole con l’Austria organizzata per ricostruire l’Italia dopo gli sconquassi cileni di Mazza e Ferrari. Il cinegiornale Luce restituisce l’atmosfera di quel giorno piovoso e in 68” distilla il senso di una prestazione che ancor oggi lascia stupefatti.
Salti, tuffi, persino uscite kamikaze sui piedi di quell’omone di Nemec che riuscirà solo al 90’ a beffarlo: c’è tutto Carburo nel fluire d’una pellicola da mostrare nelle Scuole Calcio come emblema d’energia, prontezza, forza, precisione, lucidità e caparbietà. La carriera decolla col Bologna, dove va nel 1963: Negri vince nel 1964 il tricolore grazie al 2-0 all’Inter nello spareggio di Roma, fa la Coppa dei Campioni ma il 3 aprile 1966 a Firenze si rompe i legamenti del ginocchio destro. Carburo torna 2 anni dopo al Vicenza, indi al Genoa poi in panchina al Mantova nel tentativo di evitare la C e infine a San Felice, Mirandola, Poggio Rusco. Ora Negri è sereno nei suoi 82 anni, il tempo non ha più gli stessi ritmi per lui ma se gli parli del Prater lo sguardo ritorna un lampo…“.



*Oggi, i giorni che ci separano dalla partita del Prater, sono 20.936.


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