Bergomi Mundial: un ragazzino contro Kalle

Il Mundial ’82? Il meraviglioso ricordo dello Zio Bergomi, intervistato da Sky Sport.


Italy vs Federal Republic of Germany


Il primo pensiero che le viene in mente, ritornando a quella notte?

Dico il gol del 2-0 di Marco Tardelli, assolutamente. Ricordo ogni secondo della sequenza che ha portato a quella rete e poi a quell’esultanza che ha fatto il giro del mondo. In generale ricordo tutta la gara, minuto dopo minuto. Ogni attimo è impresso nella mente. Ma il gol di Marco è in assoluto la prima immagine che ho davanti agli occhi appena penso a quella notte di 35 anni fa. E’ un qualcosa di indelebile”.
Nell’82 lei aveva appena 18 anni. Eppure si è ritrovato dal primo minuto a giocare la finale del Mondiale. Quando ha saputo che sarebbe sceso in campo dall’inizio?
Fino alla fine la mia presenza è stata incerta. Giancarlo Antognoni doveva giocare a centrocampo, ma era in dubbio per infortunio. Ricordo che il giorno prima della finale Tardelli venne da me e mi disse:  “Beppe, domani ti tocca marcare il biondo”, riferendosi a Karl-Heinz Rummenigge. A me parse da subito strano, perché i nostri difensori erano tutti in condizione e non c’erano squalificati. Non credevo che Bearzot volesse sostituire Antognoni con me. E invece è andata proprio come mi anticipò Tardelli. Antognoni la mattina dell’11 provò, ma non era al 100 percento. Provò di nuovo dopo pranzo ma nulla. E così alle cinque del pomeriggio, a circa tre ore dalla partita, venne da me il mister e mi disse che avrei giocato”.
E lei come ha reagito?
Tutto sommato bene. Avevo 18 anni, tante cose le fai sempre con un po’ di incoscienza. Poi, proprio per la mia giovane età, ero un po’ più tranquillo perché avevo dei compagni che mi perdonavano anche davanti all’errore, erano tutti molto premurosi nei miei confronti. Quindi c’era emozione e la tensione giusta. Ma nulla di eccessivo”.
Quindi le gambe non le tremarono?
Quello no, ma le farfalle allo stomaco c’erano. Eccome”.
Con chi era in stanza? E come fu la notte prima della finale di Madrid?
In camera ero con Gianpiero Marini, che era mio compagno anche all’Inter e che mi mise il soprannome “lo zio”. Gianpiero è stato fondamentale, con me e con tutto il gruppo. Era sempre il primo a scherzare e a sdrammatizzare. E’ stato lui che anche prima della finale mi calmava e mi tranquillizzava”.
Il suo Mundial ha avuto il culmine nella finale contro la Germania Ovest. Ma era cominciato con un battesimo d’eccezione contro il Brasile, dove l’Italia vinse 3-2 grazie alla tripletta di Paolo Rossi.
Esatto. Sin dal ritiro Bearzot mi aveva detto che se ci fosse stato bisogno, avrebbe puntato su di me. Allora in panchina si andava in 5 ed io ero il difensore di riferimento, qualora ci fosse stata necessita. E così, contro il Brasile arrivò la mia occasione. Al 34’ Fulvio Collovati si fece male ed entrai io. Ricordo che venne da me Bearzot e mi disse: “su ragazzo, scaldati”, che a quei tempi voleva dire due minuti di corsa e via. Una volta in campo sì, c’era un pizzico di emozione, ma contro quel Brasile non era concesso nulla all’emotività. Avevano un centrocampo stellare con Socrates, Cerezo, Falcao e con Leo Junior a fare il terzino. Fenomenali. Ma andò bene”.
Poi ci fu la semifinale contro la Polonia. E lei la giocò da titolare.
Sì, partii dal primo minuto per la squalifica di Claudio Gentile. Ma non era una cosa scontata. Bearzot era indeciso se schierarmi o mettere un centrocampista in più perché il polacchi giocavano con una sola punta e una metà campo più folta. Alla fine ha scelto comunque me. E pure lì non ci furono problemi grazie alla doppietta sempre di Paolo Rossi”.
E arriviamo alla finale dell’11 luglio. Italia-Germania Ovest. Lei da una parte, Rummenigge dall’altra. Il giovane contro uno degli attaccanti più forti degli anni Ottanta.
Lo marcai io e feci anche una bella figura. Kalle (diminutivo con cui era chiamato Rummenigge, ndr) era fortissimo. Un giocatore e, soprattutto, una persona straordinaria, come poi ho potuto constatare quando venne all’Inter, due anni dopo il mondiale in Spagna. Ma arrivò alla finale di Madrid non in perfette condizioni. Però con uno come lui non ti potevi mai fidare. In semifinale contro la Francia, per esempio, entrò dalla panchina e fu determinante con un assist e un gol. Era uno che non ti lasciava mai tranquillo. Quella sera al Bernabeu, per fortuna, le cose andarono come speravo”.
Ripercorriamo i momenti salienti della finale. Prima occasione per l’Italia al 24’. Rigore, ma Antonio Cabrini sbaglia. Cosa pensò il 18enne Bergomi?
A dire il vero non ci furono pensieri catastrofici. Ricordo però che, al di la della delusione per l’occasione sprecata, c’era in noi la convinzione di poter andare oltre ogni ostacolo, perché avevamo dalla nostra la forza del gruppo. Eravamo convintissimi che ce l’avremmo fatta, nonostante quell’errore di Antonio”.
Disse qualcosa a Cabrini dopo il rigore calciato fuori?
Ma no, nulla. Avevo appena 18 anni. Cosa mai potevo dire a uno come lui?
Al 57’ arriva il vantaggio con il solito Paolo Rossi.
Sì, e fu una liberazione perché la partita fino a quel momento era stata molto spigolosa. Ricordo un sacco di contatti a centrocampo, soprattutto tra Lele Oriali e Ulie Stielike, due tipi tosti. Noi stavamo meglio dal punto di vista atletico. Tatticamente gli avevamo imbrigliati, come è spesso accaduto nella storia dei confronti tra Italia e Germania. Quindi il gol fu la logica conseguenza di questo. Ricordo la furbizia di Tardelli nel battere velocemente una punizione guadagnata da Oriali. Palla a Gentile, cross dalla destra, gol di Paolo di testa”.
Al 69’ arriva anche il raddoppio ad opera di Tardelli. E in quell’azione c’è anche il suo contributo.
Esatto. Quel gol era l’orgoglio di Bearzot. Lui voleva giocatori duttili, che sapessero difendere ed attaccare. Ci fu un contropiede. Ci ritrovammo io e Gaetano Scirea, due difensori, nell’area tedesca. Ci siamo scambiati la palla Poi passaggio di Gaetano a Tardelli che ha fatto quel gol. Ricordo tutto molto bene di quell’azione. E, soprattutto, non dimenticherò mai la felicità di Bearzot”.
Dopo il 2-0 c’era in voi la sensazione di avercela fatta?
No, non potevamo permettercelo. Non fosse altro perché la Germania Ovest in semifinale aveva recuperato la partita dopo esser stata sotto 3-1. Il timore che potesse succedere la stessa cosa con noi c’era e ci ha tenuti sulla corda”.
Però a togliere ogni dubbio, all’81’, arriva il gol di Alessandro Altobelli.

Ecco, lì ci siamo sentiti sicuri. Eravamo consapevoli che ce l’avevamo fatta. Poi i tedeschi hanno fatto il 3-1 ma sono sicuro che quella rete Breitner non l’avrebbe mai fatta sull’1-0 o sul 2-0”.


esordio


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...