Seul ’88, verso Italia-Iraq: un’Italia vera o tutti a casa

Tornano Gianni Mura e i suoi pezzi dai Giochi di Seul. Qualche giorno fa, vi ho proposto la brutta eliminazione in semifinale, per mano dei sovietici e di un pessimo arbitro siriano, oggi ci troviamo tra Zambia e Iraq: Mura (il 21 settembre 1988, sempre la Repubblica) ci presenta la gara decisiva e (sportivamente) drammatica contro i mediorientali.



“SEUL – Senza voler fare dell’ironia sulla squadra di un paese in guerra da otto anni, l’Iraq gioca un calcio bellicoso. E anche ruvidamente efficace. Ha vinto tre volte il Campionato del mondo per Nazionali militari. In Messico, agli ultimi mondiali, capitato nel girone dei padroni di casa, ha perso sempre, ma sempre con il minimo scarto: 0-1 da Messico e Paraguay, 1-2 dal Belgio. È un gruppo mai morto, dotato di aggressività e forza fisica (tutto quello che non ci vuole, in questo momento, per gli azzurri) che gioca su modelli britannici. Ma sa quando conviene tenere il libero (Motar, generalmente) dietro allo stopper (Jasim). È piccola, la spedizione irachena alle Olimpiadi: 36 atleti in tutto. E venti sono calciatori, nove gareggiano nella lotta libera, tre nel pugilato, tre nell’atletica leggera, uno nel ping-pong. L’Iraq è il più forte calcisticamente dei paesi mediorientali. Si è guadagnato la qualificazione per Seul eliminando gli Emirati Arabi, la Giordania, il Qatar e il Kuwait. E ci è riuscito giocando tutte le partite casalinghe in campo neutro, per via della guerra, e sempre in campo neutro, almeno finché non sarà firmata la pace con l’Iran, giocherà le qualificazioni a Italia ’90. L’allenatore si chiama Ammanuel Dawood e non ha la minima intenzione di comunicare la formazione. Dovrebbero giocare con l’Italia più o meno gli stessi che hanno battuto 3-0 il Guatemala. Si gioca alle 19 locali allo stadio Tongdaemun. Situazione dolorosamente chiara, due risultati su tre stanno benone all’Iraq mentre l’Italia deve vincere oppure ritorna a casa. Essere eliminati in un girone che comprende Guatemala, Zambia e Iraq non è un fiore da portare all’ occhiello, lo dico di sfuggita e aggiungo che non credo molto a questa eventualità. Un’Italia decente può battere l’Iraq, anche se si annuncia una partita nervosa, forse violenta. Gli iracheni giocano per temperamento ai limiti dell’intimidazione. Il giocatore più pericoloso è la punta Amish, che qui in Corea ha già segnato un gol al Guatemala e uno allo Zambia. Un tipo tosto, che dice: Non so come finirà, ma una cosa è sicura: noi abbiamo più fiato dello Zambia, abbiamo sempre finito in crescendo, l’Italia troverà un osso duro. L’Italia, chissà com’è, come sarà. Al solito Rocca non annuncia le sue intenzioni e forse stavolta la formazione non la sa nemmeno lui (vedi pezzo sotto). Farò qualche cambiamento in riferimento alla condizione atletica dei singoli è tutto quello che dice, cioè molto poco. Potrebbe cambiarne due, tre o dieci. Togliamo Giuliani e Pagliuca, togliamo Pellegrini che è infortunato e ne avrà per almeno due settimane, togliamo una delle due punte perché Rizzitelli gioca, almeno questo Rocca lo ha fatto capire. Ma esce Carnevale o Virdis? Direi Carnevale. A Brambati è stato detto di tenersi pronto. Ma esce Tassotti o Ferrara? Io direi Ferrara, ma credo che uscirà Tassotti. E poi, a questo punto, si può ipotizzare di tutto. Anche una riconversione a marcature più strette, anche Mauro che torna sulla destra, anche un recupero di Evani. Più difficile pensare a un impiego fin dal primo minuto di Desideri, su cui darei parere favorevole se solo qualcuno me lo chiedesse. Purtroppo è vero quel che dice Amish. L’Iraq ha molto fiato, l’Italia ne ha poco, e proprio per questo non le conviene mettere la partita sul piano del podismo. Questo è un problema. Un altro, già notato, è la lunghezza della squadra. Le correzioni apportate da Rocca sembrano aver fatto smarrire gli equilibri dei reparti, fra centrocampo e difesa ci sono venti metri di verdi pascoli, come ha capito Castaneda, come ha capito Musonda, speriamo non lo capisca Noaman. Dopo lo Zambia, tutto è relativo. Si può fare il discorso dal balcone, sulla patria in gramaglie, ed esortare gli ex prodi alla riscossa. Io credo non si possa giocare, umanamente, così male per due volte di fila. Ma credo anche che nelle squadre di calcio esista una testa che riassume tutte le teste dei giocatori. E se questa testa ha deciso che Rocca è bollito e che il futuro è comunque compromesso, a che pro battere l’Iraq per beccarsi la Germania e un’altra settimana di Corea e di Rocca? Con queste due idee in testa, una piuttosto fastidiosa, vado allo stadio e ripenso a una frase del Rocca pre-Guatemala: I ragazzi sanno che questa è per molti l’ultima occasione di passare alla storia. E ci stanno passando, ma dalla porta sbagliata. Quasi“.


Non credo di spoilerare troppo, dicendovi che, per fortuna, quella partita andò poi bene, regalandoci una -sudatissima- vittoria.


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