Caro Dossena, fatti più in là

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ZURIGO – Oggi è il giorno della partita, ieri era quello delle bugie, grandi e piccole, però male mascherate, con Azeglio Vicini perfettamente a proprio agio nella parte di Pinocchio. A rimetterci è stato uno degli uomini che da sempre vive, con la Nazionale, rapporti quanto meno travagliati: Giuseppe Dossena, candidato al parlamento, ha misteriosamente perso nel viaggio dalla Scandinavia alla Svizzera un posto in squadra che gli sembrava garantito, almeno così tutti avevano arguito dalle parole di Vicini dopo la sconfitta contro la Svezia. Invece ieri, tranquillo e beato sotto il cupissimo cielo di Zurigo, Vicini ha snocciolato la sua formazione che riconsegna la maglia numero 7 a Donadoni, già sacrificato a Stoccolma sull’altare di Mancini. Con un candore degno di nota e di encomio, Vicini ha spiegato: “Io ho sempre pensato che contro l’Argentina avrei fatto giocare Donadoni; gli ho detto anche che avrebbe giocato Bagni e che non avrei tolto De Napoli, chiaro, no?”. Chiaro un bel niente, visto che le testuali parole pronunciate da Vicini nel dopo Stoccolma furono: “Opererò con l’Argentina solo due variazioni rispetto alla Svezia: De Agostini in campo fin dall’inizio, ed il rientro di Bagni”. Visto che Mancini sarebbe finito fuori comunque, i conti erano presto fatti. Fatti per tutti, ma non per Vicini: “Ci siamo capiti male”, sorrideva fiero il novello Pinocchio mentre colleghi esterrefatti gli sottoponevano gli appunti di quell’intervista concessa e mai rinnegata fino a ieri, allo stadio Hardturm, dove stasera si giocherà Argentina-Italia. Insomma, è successo qualcosa. Va fuori Beppe Dossena, l’unico che, sotto la guida di Vicini, avesse giocato otto partite consecutive e che oggi era destinato ad occupare il binario destro del centrocampo, cosa che spesso gli è capitata anche nel Torino. È successo qualcosa che ha mutato convinzioni e idee di Vicini. Radicalmente. E che la situazione fosse tutt’altro che serena lo si è visto quando un Dossena aggrondato, corrucciato, perplesso, è uscito dallo spogliatoio. A ruota lo seguiva Ernesto Sciommeri, funzionario del Coni che Carraro ha piazzato alle costole della Nazionale con compiti poliedrici nei quali rientrano anche i rapporti con la stampa. Sciommeri s’è fatto largo nella ressa ed ha condotto Dossena in una stanza appartata, sistemandoglisi a fianco prima che l’ intervista iniziasse. In anni ed anni di Nazionale un episodio di sorveglianza così severa non s’ era mai verificato. E Dossena è stato bravo a far finta di nulla: il rischio della polemica era dunque rientrato. La bugia consumata. Diceva Dossena che “è successo anche ad altri di stare in panchina, oggi tocca a me, è giusto che capiti, comunque ho giocato otto partite importanti; non è poi un episodio così clamoroso, non la considero una bocciatura“. Tutto a posto e niente in ordine, dunque, tra sospironi di sollievo generali, mentre Donadoni sguazzava in uno stagno di banalità: “È stata una sorpresa ma ci speravo, sono in grado di rispondere alla fiducia di Vicini“. Evviva evviva, i microfoni rimbalzavano fino a Giannini, fiero e sereno, pronto a spiegare: “La formula che preferisco è quella con una mezz’ala e due cursori”. Quella di stasera, insomma, con Dossena spettatore. Giannini però dimentica che Dossena sta per firmare con la Roma e che si rischia seriamente, il prossimo anno, di vedere in giallorosso due mezze ali ed un cursore. Cose che capitano… Non ci sarà come previsto Ferri. La sua assenza s’aggiunge a quella di Bergomi: difesa rivoluzionata, maglia numero 5 a Francini, numero 3 a De Agostini, numero 2 a Ferrara, cui toccherà l’oneroso compito di appiccicarsi a Maradona. Il campione del mondo, dall’alto (si fa per dire) del suo trono, ha regalato grandi complimenti ed un piccolo dubbio al giovane compagno di squadra: “Ferrara è bravissimo, è un grande marcatore, però ogni tanto si distrae e con me non dovrà distrarsi“. Pelè invece s’è divertito a stuzzicare Maradona: “deve stare attento, è ingrassato troppo, dovrà dimagrire se vorrà durare venticinque anni nel calcio come ho fatto io. Prenda esempio da un grande professionista come Platini, che peccato abbia lasciato, spero che ci ripensi. La partita? Spero che l’ Italia non giochi come al solito, è la squadra più difensivista del mondo. Il migliore dei vostri? Indubbiamente Giannini“. Sarà contento Dossena“.

(Luca Argentieri, la Repubblica, 10 giugno 1987)


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