Roberto Baggio ’97: “Sacchi, non ti sopporto più”.

MILANO – Eccola, la bomba Baggio. Dopo quella Panucci, il primo a scoperchiare la pentola dei rancori contro Sacchi, con la differenza non piccola che Baggio nel Milan c’ è ancora, almeno fino al termine della stagione. Ma poi basta. Perché Baggio ormai Sacchi non lo sopporta più: “Mi prende in giro“, dice alla vigilia del suo trentesimo compleanno. Escluso per l’ennesima volta domenica da Sacchi, che ha poi completato lo smacco sostituendo Simone con Dugarry e lasciandolo in panchina, Baggio in settimana chiederà un colloquio a Berlusconi e sembra davvero inevitabile a fine stagione il divorzio dal Milan e soprattutto dall’allenatore, con il quale aveva già rotto quando ancora era ct della Nazionale.

Tra le possibili destinazioni quella di Madrid, la stessa di Panucci, appunto. Baggio, perché ha deciso di rompere ufficialmente con Sacchi? “Perché non ne posso più. Non ne posso più di essere preso in giro. Ho trent’anni, non sono mica un ragazzino“. E perché Sacchi la prenderebbe in giro? “Lui mi prende in giro, lasciamo stare il condizionale. Non vedo un modo diverso di giudicare il comportamento di uno che non ha il coraggio di dirti in faccia quello che pensa. Senta: durante la settimana mi dice che mi ha visto bene, che mi sto allenando intensamente e altre cose del genere. Poi, però, la domenica giocano gli altri”. Qual è stata la classica goccia? “Giovedì scorso ho capito che non sarei stato titolare nemmeno contro il Bologna e non ce l’ ho fatta più a trattenermi. Anzi, mi sono trattenuto per qualche giorno, perché io a differenza di Sacchi ho rispetto per gli altri. La squadra aveva una partita delicata e non era il caso di fare polemiche. Ora, però, la partita è passata, il Milan per fortuna l’ ha vinta e io sono libero di dire basta”.

Parlerà con Galliani? “Parlerò con Berlusconi, se avrà tempo e voglia di ricevermi. È giusto che lui conosca direttamente da me la mia situazione“. Cosa gli dirà? “Gli dirò che, se mi merito di giocare, credo che sia giusto che l’allenatore mi faccia giocare. Altrimenti vuol dire che c’è qualcos’altro, che Sacchi non ha il coraggio di dirmi. Io sono un professionista serio, è ora che tutti sappiano la verità. Ho letto qualche volta che stavo fuori perché non ero in forma o perché non stavo bene. Beh, non è vero. Io sono in forma e sto bene”. Crede che Sacchi ce l’ abbia davvero con lei per il rigore sbagliato ai Mondiali? “Io non so se è questione di simpatia o antipatia, ho smesso di provare a darmi spiegazioni su questo argomento. So soltanto che a trent’anni non posso andare avanti a giocarmi la vita ad ogni partita.

E se poi la squadra perde, io la volta dopo sto fuori, come se fosse mia la colpa della sconfitta. Mi dicano perché Sacchi non mi fa giocare e io mi metterò il cuore in pace. Ma non mi prendano più in giro. Sono triste e amareggiato, ma ho perso la pazienza. Non potevo più stare zitto“. Però fino alla fine della stagione con Sacchi dovrà convivere. “Ripeto che io sono un professionista serio, non rubo lo stipendio. Continuerò ad allenarmi e a rispettare i compagni, come ho sempre fatto. E con Sacchi continuerò ad essere cordiale, perché io lo sono con chiunque. Poi, a fine stagione, vedremo”.

Da Madrid dicono che Capello la vorrebbe al Real. “Se fosse vero, ne sarei lusingato. Per il momento non se ne parla, perché i trasferimenti sono bloccati. Ma a giugno, chissà. Io non mi chiudo nessuna porta”. Anche con Capello c’erano stati problemi. “Sì, ma con qualche differenza fondamentale. Che con Capello giocavo e che lui, anche se a volte ci siamo detti di tutto, era uno che le cose te le diceva in faccia. Sacchi, invece, non mi dà mai spiegazioni, quando mi lascia fuori. Almeno mi spiegasse il motivo, almeno avesse il coraggio di farlo“. È triste festeggiare il compleanno in questo modo? “Io del mio mestiere accetto i pro e i contro. Quello che c’è di triste è la mancanza di chiarezza e il fatto che non mi sia servito dimostrare con i fatti la mia professionalità. Questa è stata la mia più grande delusione, l’avere scoperto che la serietà non sempre paga“.

Il suo è un altro caso Panucci? “Non saprei, Christian avrà avuto i suoi motivi per dire di Sacchi le cose che ha detto. Certo che adesso inizio a capirlo“. Fine dello sfogo, di fronte al quale passa in secondo piano la conferma della rinuncia obbligata a Weah nella partita di domenica a Perugia: il liberiano sarà impegnato con la sua nazionale in Tanzania, per le qualificazioni mondiali. Ed essendo stata posticipata di un giorno la partita, non potrà andare in porto il progetto di Berlusconi di allestire un volo speciale per far tornare in tempo in Italia il suo fuoriclasse.

(Enrico Currò, la Repubblica – 18 febbraio 1997)

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