Quando Massimo Marazzina conquistò Ronaldo e il Trap

Giovanili nell’Inter, poi tanta gavetta prima di fare l’exploit nel Chievo dei miracoli, quello capace nel 2002 di chiudere al quinto posto in classifica da matricola assoluta in Serie A. In quel campionato Massimo Marazzina segna 13 gol, uno meno di Shevchenko, gli stessi di Toni (allora al Brescia) e Crespo. Trappattoni crede in lui nonostante le 27 primavere e lo chiama in azzurro una, due, tre volte. Prima le amichevoli contro Stati Uniti e Slovenia, poi una gara ufficiale alle qualificazioni dell’Europeo contro il Galles. Va male: l’Italia perde 2-1, il Trap concede a Marazzina solo 6 minuti. Ma in così poco tempo buttarla dentro è dura, anche per uno come lui. E addio maglia azzurra.

Con Vieri ha un legame speciale. E’ un amico fidato di lunga data. I loro destini si sono spesso incrociati, come in Nazionale nel 2002: “Nel mio esordio con l’Italia contro gli Stati Uniti subentrai proprio a Bobo. Fu un’emozione fantastica. Poi giocai altre due partite contro Slovenia e Galles lo stesso anno. Ma c’erano attaccanti troppo forti in quel periodo e io non ero un top player, quindi poi non fui più chiamato. Probabilmente se giocassi adesso vanterei molte più presenze in Nazionale e sarei in un top club visto che il livello della Serie A si è notevolmente abbassato”.

(Immagine: Marazzina a Coverciano, nel 2002, insieme ad Antonino Asta, un altro con una sola presenza in azzurro)

Con Vieri l’ex giocatore di Siena, Roma e Bologna tra le altre non ha condiviso solo la maglia della Nazionale, ma anche numerose battaglie da avversari sui campi di Serie A. Come in quel Inter-Chievo del 15 Dicembre 2001, dove i veronesi riuscirono a espugnare San Siro per l’ultima volta nella loro storia anche grazie al gol dell’1-2 di Marazzina. Il gol del pareggio? Neanche a dirlo, lo aveva messo a segno Vieri: “Ogni volta che parliamo di quella partita incredibile lo prendo in giro perché lui fece un gol stranissimo di tibia. Ma nonostante ciò noi riuscimmo a batterli. Giocai talmente bene che Ronaldo il fenomeno a fine partita mi chiese la maglia. Io ho ancora la sua firmata a casa. Quando tornammo in pullman a Verona tutti ci accolsero come eroi. Quell’anno fu pazzesco. Arrivammo quinti contro ogni pronostico”. Era il Chievo dei miracoli di Del Neri e il numero 11 chiuse la stagione con 13 gol in campionato.

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